Benevenuti a Montelupone

3' di lettura 22/07/2008 - Uomini e cose che s’influenzano, promiscuità di quotidiano ed eroico, di banale e sublime, di permanente ed effimero. Per cogliere la verità di un ambiente, bisogna avere il coraggio di non guardare le cose dalla finestra, ma di cominciare la lettura di un territorio proprio come si inizia la lettura di un libro, senza conoscerne la trama in anticipo.

E allora vale la pena aggirarsi per le strade, senza una meta precisa che non sia quella di prendere di volta in volta il contatto con il mistero che ci si manifesta davanti. In questi vagabondaggi (non necessariamente solitari e che anzi possono essere arricchiti dalla compagnia, dal dialogo e dallo scambio di osservazioni, critiche e commenti), siamo ritornati alla scoperta di Montelupone.


Montelupone non è soltanto una bella cittadina di poggio circondata da mura e costituita da case, chiese e palazzi che delimitano il selciato di piazze vie e viuzze, ma anche un territorio orgoglioso, a cui spetta il primato di aver ospitato a valle, tra l’Osteria di Becerica e l’abbazia di San Firmano, prestigiose attività industriali dei comuni limitrofi. Credo che Montelupone, toponimo bino (oronimo + zoonimo) dal significato immediato, aldilà dei vari riconoscimenti peraltro inflazionati, sia il comune più vivace di una provincia dai toni auto referenziali e che continua pervicacemente ad omologare una gran parte dei comuni a sua immagine e somiglianza.


Quindi a Montelupone si susseguono iniziative interessanti, curiose e identitarie che vanno molto aldilà di quelle vuote parole di moda: sinergia, evento eccetera eccetera. Basta arrivare in piazza e aggirarsi tra il Palazzo Comunale, il Portico Medievale per respirare il clima di ospitalità, tra il profumo della pizza appena sfornata e il vociare Massimo Stefoni, il romantico leader del locale Pdl.


Arianna Eusepi, l’iperattivo assessore alla cultura, ti accoglie presso l’ufficio del turista e ti mostra con un certo orgoglio cataloghi e depliants delle ultime manifestazioni. E se non sei del tutto convinto ti accompagna direttamente a San Francesco, pur di farti visitare la mostra della caricatura dedicata al concittadino Gallantara, il vignettista del giornale “l’Asino”, o all’originale museo storico fotografico dove sono esposte antiche macchine fotografiche e dagherrotipi vari. Insomma il sindaco Agostini e l’intera amministrazione hanno rivolto come un calzino una cittadina distrutta dalla frana, quella stessa frana che inghiottì la Cantina 1890 del buon Ferramondo.


Un centro storico ben recuperato, anche se non mancano due interventi edilizi che, se pure autorizzati dalla Soprintendenza, risultano molto discutibili: scuola e farmacia. Comunque aldilà delle bandiere post blasone popolare sulle mura del paese dei carciofi e delle lavandaie che “lavano senza sapone”, e che ha dato i natali a valenti pittori (Pellini e Peruzzi) e scultori viventi quali Ermenegildo Panocchia, una sorta di genius loci e artista del plexiglass, campeggia una iscrizione fresca e invitante: BENVENUTI A MONTELUPONE.








Questo è un articolo pubblicato il 22-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 22 luglio 2008 - 904 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, gabor bonifazi, architetto