Recanati: lo splendore di Villa Gigli

3' di lettura 23/07/2008 - Per il cinquantenario della morte di Beniamino Gigli grande importanza avrebbero potuto avere i luoghi: dall’arcana tomba piramidale dove venne sepolto alla dimora che fece costruire e che conserva ancora il suo nome: Villa Gigli.

Lo splendido complesso situato sul colle di Montarice di Loreto, lungo il crinale che divide i territori di Loreto, Porto Recanati e Recanati, è sicuramente una delle dimore storiche più belle dell\'Anconitano. Il tenore commissionò il progetto della villa a Florestano Di Fausto, un architetto romano che in seguito progettò la villa alla Bussetta, la chiesa e il villaggio di Sabratha, l\'alloggio impiegati di Misurata, il carcere di Tripoli e il piano regolatore di Predappio. I lavori cominciarono prima del 1917, infatti in questa data i ponteggi erano già stati tolti, come risulta da un lettera scritta dal Di Fausto, su carta intestata del Ministero degli Affari Generali, e indirizzata ad Adolfo De Carolis, l\'artista di Montefiore sull\'Aso cui Gigli aveva commissionato dei dipinti.


Non c\'è dato sapere come il nostro cantante lirico abbia conosciuto il De Carolis e il De Fausto, anche se è certo che chiese all\'architetto eclettico di costruirgli una villa sontuosa e carica di simbolismi nel sito panoramico, dove molto prima avevano insediato la propria \"arce\" i Signori della Marina. Questa enorme dimora di solida struttura, dal sapore vagamente liberty, fu ultimata intorno al 1927 da maestranze provenienti dalla vicina Potenza Picena


La facciata principale è simile alla prua di una nave che sta per essere varata attraverso una scalea verso il mare; inoltre a fregio del timpano, in cima alla terrazza-plancia, svettano a mo\' di polena quattro muse inquiete: l\'architettura, la scultura, la pittura e il canto. Ad Ovest si trova la zampillante ed artistica fontana del giglio arricchita da zoomorfe allegorie bronzee: rane usignoli e sirene raffiguranti rispettivamente la critica, il canto e la melodia. Il generoso Gigli aveva concepito questo luogo dell\'amore per grandi feste, tra una tournée e l\'altra: c\'è un finto pozzo di ferro battuto con gigli alla fiorentina, donato dai frati della Certosa di Firenze, intorno al quale il tenore amava intrattenersi con gli amici per le merende di primavera; nelle serate d\'inverno la sede dell\'allegra brigata era spostata nella taverna posta sulla parte più alta dell\'edificio le cui pareti vennerò affrescate da Cesare Peruzi con scene di vita agreste e nastrini con le popolari rime a dispetto ed è presumibile che, tra una partita di carte ed una di bigliardo, Beniamino si affacciasse sulla terrazza per ammirare lo splendido panorama della cupola della Basilica di Loreto, il suo borgo selvaggio e il mare in tempesta, mentre la servitù, attraverso un ascensore portava dalle enormi cucine ogni ben di dio.


La villa venne acquistata verso la metà degli anni sessanta da Raffaello Bartoloni, un noto industriale maceratese, che da persona sensibile e da buon mecenate l\'ha conservata in maniera religiosa, quasi museale, aggiungendovi soltanto una piscina e trasformando il campo da bocce in campo da tennis. Per il resto è tutto uguale a come l\'aveva lasciata Gigli: i cancelli d\'ingresso, la casa del custode, il giardino all\'italiana, i viali, il bosco, l\'orto, la serra, il laghetto, l\'ingresso, il corridoio, i saloni coi lampadari di Murano, la cappellina, la sala del canto, lo studio, la camera con il letto a baldacchino, il bagno con vasca incassata nel pavimento, le scale e il vecchio ascensore che conduce all\'appartamento dell\'attico, con le pareti decorate da scene agresti. In questo cucuzzolo fitto di vegetazione mediterranea, tra tigli odorosi, pini marittimi, agavi, ginestre, siepi di bosso e di lauro, in un cinguettare continuo lo sguardo si perde a trecentosessanta gradi. Le muse inquiete si stagliano nel cielo come volessero indicare questo luogo dell\'amore, dell\'amore di Gigli per la sua \"mamma\" terra.








Questo è un articolo pubblicato il 23-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 23 luglio 2008 - 8220 letture

In questo articolo si parla di cultura, macerata, gabor bonifazi, architetto





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