Appignano: Leguminaria e il percorso di ricerca e sperimentazione applicata

4' di lettura 18/10/2008 -

La rassegna comprende, infatti, un percorso di ricerca e di sperimentazione applicata, giunto al quarto anno, per l\'individuazione, il recupero ed il mantenimento in purezza degli ecotipi di fagiolo, cece e roveja originari di Appignano.



La rassegna comprende, infatti, un percorso di ricerca e di sperimentazione applicata, giunto al quarto anno, per l\'individuazione, il recupero ed il mantenimento in purezza degli ecotipi di fagiolo, cece e roveja originari di Appignano.

In particolare, le specie oggetto dello studio sono il fagiolo \"Cannellino\" (Phaseolus vulgaris), il cece denominato \"Quercia\" (Cicer arietinum) e la roveja (Pisum arvense), da sempre apprezzati perché ritenuti unici ed insostituibili per la preparazione di piatti tipici ma da qualche tempo a forte rischio di erosione genetica.

I motivi sono diversi: l\'avvento di nuove e più competitive varietà, lo spopolamento delle zone rurali, la conservazione di queste specie affidata a pochi anziani agricoltori del posto con mezzi inadeguati a mantenere indenni le matrici genetiche della biodiversità.

La ricerca, condotta dall\'Istituto sperimentale per l\'Orticoltura di Monsampolo del Tronto (Ap), fa parte di un più ampio progetto regionale di recupero e valorizzazione delle tipicità che si estende anche alla \"fava\" di Fratterosa (Pu), alla \"cipolla\" di Suasa (Pu), al \"carciofo\" di Montelupone (Mc), al \"rafano\" di Barchi (Pu), alle \"patate\" del Montefeltro, ed è sostenuta finanziariamente, oltre che dalla Regione Marche - assessorato all\'Agricoltura, dai progetti Leader del territorio, dalle Province e dai Comuni interessati.




Finalità dello Studio

La ricerca si propone di salvaguardare, attraverso il recupero e la moltiplicazione in purezza, ecotipi di leguminose diverse originarie del comprensorio di Appignano per i quali reale è il rischio di erosione genetica e dei quali si hanno testimonianze dell\'elevato pregio qualitativo.

Le specie oggetto dello studio sono il fagiolo \"cannellino\" (Phaseolus vulgaris L.), il cece denominato \"Quercia\" (Cicer arietinum L.) e la cicerchia di Appignano (Lathyrus sativus L.), da sempre apprezzate nell\'areale di origine perché ritenute uniche ed insostituibili per la preparazione di piatti tipici. Poiché le tre specie da salvaguardare sono contraddistinte da una spiccata autogamia, la ricerca si prefiggerà, attraverso lo studio delle popolazioni reperite, di individuare i fenotipi ricercati per poi procedere alla loro moltiplicazione in purezza e conseguentemente restituire al comprensorio di Appignano un germoplasma epurato da inquinamenti e contraddistinto da una base genetica meno ampia e quindi più omogenea. Il programma prevede l\'ottenimento di risultati concreti nell\'arco di un quadriennio.

I anno

Si prevedono sopralluoghi nel comprensorio di Appignano finalizzati alla raccolta di germoplasma autoctono e di notizie storiche che possono essere d\'aiuto per la definizione delle caratteristiche degli ideotipi da ricostituire. Importanza verrà riservata all\'habitus vegetativo, allo sviluppo della pianta, all\'intensità del colore delle foglie, al numero, dimensione e colore dei baccelli e della granella e alle caratteristiche produttive. Nello stesso anno verranno predisposti, presso la struttura di Monsampolo, ampi allevamenti sui quali effettuare le prime indagini conoscitive di ordine bioagronomico e interventi di miglioramento genetico basati sui principi della selezione massale. Gli individui ritenuti rispondenti alle tipologie ricercate forniranno lotti di seme S1 da sottoporre ad ulteriori cicli selettivi ed a studi tesi ad affinare le tecniche agronomiche.

II Anno

Con i lotti di seme S1 verranno allestiti campi di moltiplicazione mantenendo distinte le progenie di ciascuna pianta capostipite al fine di valutare la variabilità fenotipica presente ed eliminare i soggetti divergenti dagli ideotipi tratteggiati. Parallelamente, con l\'ausilio di appropriati mezzi tecnici, i fenotipi interessati verranno portati a seme in stretto isolamento spaziale per ridurre i pericoli di esincrocio. La granella verrà sottoposta a rilievi e a misurazione finalizzati alla necessaria caratterizzazione.

III Anno

Il seme S1 ottenuto dalle piante scelte verrà utilizzato per un ulteriore allevamento volto allo studio delle progenie e per l\'ottenimento di seme S2 certamente superiore geneticamente per livello omozigosi. Attraverso visite di operatori del comprensorio di Appignano ai campi di moltiplicazione e quindi su loro indicazioni dirette, sarà possibile estrarre le tipologie più rispondenti a quelle ricercate tre le numerose progenie allevate per ciascuna specie. Il seme degli individui selezionati sarà riunito in un unico lotto e costituirà per ciascuna cultivar il seme di base con cui avviare la sperimentazione nei luoghi di origine.

IV Anno

Verranno allestiti campi sperimentali e dimostrativi nel comprensorio di Appignano e presso la sezione di Monsampolo al fine di procedere ad ampie valutazioni comparative delle colture. A fine anno verranno riconsegnati al Comune di Appignano adeguati quantitativi di seme con cui assicurare la tipicità delle produzioni del territorio e la loro riproposizione nel tempo. Sui materiali genetici collezionati verranno effettuate analisi molecolari mediante l\'impiego di marcatori che consentiranno di ottenere informazioni circa le storie evolutive delle popolazioni al confronto con altri genotipi della medesima specie di diversa provenienza che permetteranno, qualora necessario, la tracciabilità della produzione.


Nella foto, un piatto di roveja








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 20 ottobre 2008 - 957 letture

In questo articolo si parla di attualità, appignano, leguminaria





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