Tolentino: educare alla buona reciprocità

3' di lettura 22/12/2008 - \"La scelta dell\'altro in quanto tale, non è un puro atto di volontà, poiché è piuttosto un atto che si fa con l\'esistenza, con tutto ciò che siamo, tanto che questa scelta genera e di volta in volta rigenera la vita comune\". Partendo da questa semplice frase del prof. Roberto Mancini, docente di Ermeneutica Filosofica all\' Università di Macerata, la parrocchia Santa Famiglia di Tolentino, in collaborazione con l\'Azione Cattolica Italiana, le Acli ed il CGS \'Vittorio Bachelet\' ha organizzato un incontro pre parlare di buona reciprocità.

Il prof. Mancini ha ribadito che l\'adulto è credibile se è un testimone di vita per i giovani e nello stesso tempo deve avere la gratitudine verso i giovani. Per fare questo il genitore deve riscoprire il significato del dono e la cura inanzitutto verso de stesso.


Cosa significa educare alla buona reciprocità?

\"Vuol dire innanzitutto mettersi in discussione come adulti; riscoprire, aldilà dei ruoli e delle funzioni, la propria persona ed il valore della dignità della propria persona. Poi con questa scoperta porsi in relazione con i giovani come adulti credibili, che testimoniano il valore della relazione e la gratitudine per la relazione con i giovani; significa riconoscere che il cammino con le nuove generazioni chiede riferimenti, che permettano di sviluppare il loro senso della personalità, la loro libertà, la loro capacità di scelta ed anche attraversare insieme, almeno per un tratto di strada, questo cammino\".

Il genitore si deve curare: in quale senso?

\"Il genitore deve innanzitutto affrontare il senso di inadeguatezza, che si accompagna alla condizione del genitore, e riconoscere la propria dignità e proprio percorso; poi condividere con i giovani il racconto di almeno una parte di se stesso e della propria esperienza. Questo aprirà all\'ascolto di quello che i giovani vorranno condividere. Dentro questo percorso ciascuno può diventare se stesso nell\'essere insieme. Quindi la cura non diventa solo dell\'adulto verso chi cresce, ma c\'è la possibilità di quella reciprocità, per cui gli adulti stessi imparano da chi cresce e ricevono da parte dei giovani in modo che anche i giovani imparano l\'arte del ricevere e l\'arte del dare\".

Arte del ricevere e arte del dare si può riassumere nella parola del dono. Come instaurare la cultura del dono?

\"Innanzitutto la famiglia deve essere fondata su una scelta d\'amore reciproco; non può essere semplicemente un contratto od una dinamica di abitudine, di convenienza e di divisione dei ruoli e dei compiti. La famiglia deve essere una scelta di amore che si rinnova giorno dopo giorno. E\' essenziale che ciascuna delle persone della famiglia possa rimettere in discussione quello che sperimenta e condivide, cioè la sua crescita ed i propri problemi; ma soprattutto la famiglia deve essere una scuola di condivisione, cioè essere una famiglia aperta, che pratica l\'ospitalità e non considera persone al massimo soltanto i membri della famiglia, nel senso del legame di sangue, ma riconosce come fratelli e sorelle altre persone, che sono esterne alla famiglia originaria, ma che diventano presenza importante di modo che si sperimenta che l\'amore sposta i confini e non ammette una esclusione di principio di alcuni e l\'esclusione di altri\".






Questo è un articolo pubblicato il 22-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 22 dicembre 2008 - 785 letture

In questo articolo si parla di attualità, simone baroncia





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