Montecavallo: un giallo risolto

lapide 2' di lettura 28/03/2009 - Ci sono lapidi che, seppur scampate in parte alla damnatio memoriae, rimangono ad una prima lettura alquanto incomprensibili, come quella del municipio di Monte Cavallo. Qui Mimmo Testiccioli, classe 1936, mentre sorseggia un bicchiere di vino vicino al caminetto de “Il nido dell’aquila” e fuori nevica, ci racconta: ”Fu mio nonno a scalpellare i fasci ai lati della lapide murata sulla facciata del Municipio, c’ero anch’io, ero piccolo e non capivo perché”.

Le spiegazioni di quella epigrafe che fa bella mostra ce la dà come al solito Raoul Paciaroni, l’insigne storico di San Severino che, nonostante le quasi duecento pubblicazioni, è trascurato dagli accademici e ha tenuto qualche lezione solo all’Università della terza età della sua cittadina. Infatti il Paciaroni, alla pagina 28 del suo libro “Iscrizioni lungo le strade di San Severino”, ci offre una dettagliata spiegazione dell’epigrafe che troviamo identica anche sulla parete del Municipio di San Severino: 18 - NOVEMBRE - 1935 - XIV/ A RICORDO DELL’ASSEDIO/ PERCHé RESTI DOCVMENTATA NEI SECOLI/ L’ENORME INGIVSTIZIA/ CONSVMATA CONTRO L’ITALIA/ ALLA QUALE TANTO DEVE LA CIVILTà/ DI TVTTI I CONTINENTI.


Scrive infatti il Paciaroni: “Il 18 marzo 1935 ebbero inizio le sanzioni deliberate dalla Società delle Nazioni contro l’Italia, accusata di aver violato il Patto aprendo le ostilità con l’Etiopia. Per sopperire alla mancanza di metalli preziosi le donne italiane versarono la loro fede nuziale alla Patria. Otto mesi più tardi, il Consiglio Superiore del Fascismo con sua decisione del 16 novembre 1935 stabilì che sugli edifici di tutti i Comuni del Regno fosse murata una lapide a ricordo dell’infame assedio economico”.


Paciaroni ci offre altri particolari curiosi, come quello che la targa ricordo dell’assedio economico era disponibile in tre diversi formati ma con l’identico testo, inciso su marmo di Carrara dalla Ditta Chiocconi Felice di Avenza, e che il Podestà Angelo Bartocci, fra le tre dimensioni esistenti, scelse con saggezza quella intermedia. Inoltre lo storico racconta che “nella festa della Repubblica del 1947, due giovani del Partito Comunista e Socialista, emuli dei giacobini settecenteschi, scalpellarono il giorno e l’anno nella prima riga dell’iscrizione insieme ai fasci littori che vi erano ai lati”.


L’enigma ora è risolto e Mimmo, l’anziano muratore di Monte Cavallo, potrà finalmente raccontare ai nipoti il significato del gesto del nonno e dell’epigrafe, dicendo “C’ero anch’io”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-03-2009 alle 20:13 sul giornale del 28 marzo 2009 - 1276 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, montecavallo, gabor bonifazi, architetto