1944 Bombe a Macerata: il ricordo di Gabor Bonifazi

guerra 3' di lettura 01/04/2009 - ”Capitai a Macerata il giorno appresso la liberazione, tutta la città era imbandierata, non dimenticherò mai quelle scene di gioia, di entusiasmo, un lunghissimo corteo con banda, canti patriottici: m\'inquadrai anch\'io cantando a squarciagola, rimasi senza voce, ricordo bene. C\'era un giovane vicino a me con una voce potente che copriva tutti, non ho mai saputo di che paese era. Percorremmo tutte le vie della città sino a giungere allo Sferisterio; molti oratori di tutti i partiti dicevano parole di fuoco contro l\'abominevole fascismo. Terminata la cerimonia si sciolse il corteo”.

Queste impressioni, tratte da ”Autobiografia e memorie” di Alessandro Gabrielli, mio nonno materno, rappresentano una rara testimonianza di un periodo di esaltazione per la riconquistata libertà a Macerata. Un periodo che va dal bombardamento del 3 aprile 1944 all\'arrivo simultaneo delle truppe della Nembo, della Banda Niccolò e delle divisioni ”Pino” (Polacchi) e ”Gatto Nero della Regina” (Inglesi) il 30 giugno del 1944. In fondo la città non fu liberata in quanto i tedeschi se ne erano già andati verso Filoltrano. Sempre dal manoscritto inedito riprendiamo il passo seguente: ”Ecco il famoso bombardamento del 3 aprile 1944. Gli assassini, dopo aver eseguito l’immane tragedia, fecero retrocedere un’altra squadriglia, pronta a terminare la vile e inumana operazione. Dissero.


“Macerata ha avuto la sua punizione”, come se la nostra Città fosse il Quartier Generale nemico.Farabutti!! Erano circa le ore 10 del mattino quando incominciò la scorribanda degli aeroplani: ”Casermette”, via Roma, piazza della Vittoria, corso Cavour, mura di Tramontana, ritornando al centro con l\'intento di bersagliare la Casa del Fascio. Sbagliarono la mira, andarono distrutti edifici adiacenti. Io ero a lavorare in via Berardi, quando cominciò la musica, cioè lo sganciamento della prima bomba. D\'impeto mi vestii e mi riversai per le mura di Tramontana non sapendo di andare incontro alla morte, perché quella era la traiettoria degli aeroplani, scavalcai la siepe con il filo spinato ferendomi alle mani, mi strappai il vestito e persi la chiave di casa; mi scutulai giù a carponi e a testa bassa mentre la squadriglia ci volava sopra. Chiusi gli occhi pensando è finita. Terminata l\'incursione mi rialzai e presi a camminare, barcollavo e tremavo per la paura avuta. Traversai i campi fino a raggiungere una gabba, imbucai corso Cavour all\'altezza del tornitore. Tutta la via era ricoperta di macerie e cose. Camminando sopra a queste raggiunsi pian piano il portone di casa. Arrivato in cima alle scale entrai e rimasi immobile credendo d\'impazzire. Tutto aperto a giorno senza tetto. Nei giorni appresso ci fu l\'assalto al deposito del grano, tutti corremmo con ogni mezzo, persino con le casse da morto: facemmo una bella provvista”.


Riprendiamo lo scritto al momento della Liberazione di Macerata: ”…poi arrivarono le truppe amiche, polacche e americane; un comitato preparò vino e panini imbottiti, ma i soldati, bene inquadrati e disciplinati, rifiutarono e proseguirono la marcia trionfale della Liberazione. Gli organizzatori ci rimasero male. Appresso ci fu una dimostrazione con tanto di banda improvvisata e canti patriottici. Così si cominciò a vivere tranquilli”. Credo che a sessantacinque anni dalla Liberazione di Macerata sia giunta l’ora di scrivere una pagina in memoria delle centotrenta vittime del bombardamento e di Scorpecci, il custode del campo sportivo barbaramente trucidato. Chi sa parli!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-04-2009 alle 16:33 sul giornale del 01 aprile 2009 - 953 letture

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