Terremoto in Abruzzo, un dejà vue di quello umbro-marchigiano

1' di lettura 08/04/2009 - Per un decennio ho seguito, sotto vari aspetti tutte le fasi della ricostruzione dei danni causati dal terremoto Umbria - Marche del 26 settembre 1997 e l’esperienza vuole che anche per il sisma de L’Aquila non potranno che essere applicate le stesse procedure della Legge n. 61/98.

In questa prima fase della solidarietà arriveranno nei vari centri colpiti dal sisma tanti volontari (Alpini, Misericordia, eccetera) e tanti beni di prima necessità che verranno distribuiti alla popolazione.


Arriveranno freelance e tecnici da mezza Italia a rilevare i danni su edifici pubblici e privati, che verranno riportati e quantificati su apposite schede del Gndt (Gruppo nazionale per la difesa dei terremoti) e in quelle della Soprintendenza. Nello stesso tempo si faranno leggi, decreti, arriveranno i finanziamenti, si decentreranno uffici nelle zone terremotate e dalle tende si passerà alle roulotte ai container chiamati eufemisticamente Mam (moduli abitativi mobili) ed infine alle casette di legno.


Tutto bene se non si perderà tempo nell’iter burocratico tra progetti e appalti perché essendo la popolazione anziana sarà difficile farla rientrare presto nelle vecchie case, spesso prive di qualità edilizia e situate in centri disurbanizzati. Pertanto sono favorevole all’idea del premier Silvio Berlusconi di costruire subito una new town all’Aquila in quanto ritengo sia il sistema più efficace e moderno d’intervenire.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-04-2009 alle 16:35 sul giornale del 08 aprile 2009 - 837 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, gabor bonifazi, architetto


Giuseppe Pigliapoco

Non credo che l\'Esperienza Umbro Marchigiana possa essere portata a modello di efficienza , giustizia e tempestività nella ricostruzione perchè quando si concentrano dei poteri in poche mani o in un unico centro operativo è anche difficile contenere gli appetiti politici o di altro genere .Serve invece che la ricostruzione sia divisa in comparti e gestita da diversi centri operativi con coordinamento della Protezione Civile sulla e supervisione della stessa circa la regolarità dei metodi e dei criteri utilizzati e sulla congruità dei finanziamenti concessi .<br />
Avv. Giuseppe Pigliapoco