Camerino: progetto italiano sul controllo della malaria

ricerca scientifica 5' di lettura 23/10/2009 - La ricerca italiana, quella che si svolge nei laboratori delle università italiane, continua ad ottenere importanti riconoscimenti a livello internazionale e un enorme successo è quello ottenuto nell’ambito del programma “Grand Challenges Explorations” promosso dalla “Bill and Melinda Gates Foundation”, la Fondazione istituita dal patron della Microsoft per sostenere la ricerca sul controllo delle tre grandi endemie mondiali: AIDS, malaria e tubercolosi.

Su oltre 3000 domande presentate per l’ultimo bando, solo 76 sono state finanziate, ma, dato ancor più importante, solo 2 progetti dei 76 sono italiani: uno dei due è stato presentato dalle Università di Camerino e di Padova. E’ di questi giorni la notizia, infatti, che la ricerca frutto della collaborazione tra l’ateneo camerte, quello padovano e l’Institut de Recherche en Science de la Santé” di Bobo Djoulasso (Burkina Faso), ha superato la selezione ed ha ricevuto un finanziamento di 100.000 dollari per un anno dalla “Bill and Melinda Gates Foundation”: il progetto “Photocidal porphyrin micro-pellets for larvae control”, coordinato dalla dott.ssa Annette Habluetzel per l’Università di Camerino e dal prof. Giulio Jori per l’Università di Padova è incentrato su nuovi possibili sviluppi per il controllo della malaria.

La malaria, trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles, vettrici del Plasmodium, il protozoo responsabile della malattia, è la seconda malattia infettiva al mondo per mortalità, colpisce sul pianeta circa 500 milioni di persone, in prevalenza in Africa, Asia e Sud America, e causa la morte di più di un milione di pazienti ogni anno, in prevalenza bambini. Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli sforzi per raggiungere una significativa riduzione della trasmissione della malattia, soprattutto attraverso la distribuzione a tappeto di zanzariere impregnate di insetticida a bambini, donne in gravidanza e in alcuni paesi alla popolazione intera. Per ridurre ulteriormente la trasmissione è necessario però che le misure mirate a proteggere dalle punture siano integrate con strategie che vadano a colpire direttamente i vettori nello stadio larvale e che queste stesse misure siano parte integrante dei Programmi Nazionali di Controllo della Malaria di quei paesi che ne sono così duramente colpiti.

Ed è proprio in questa fase che si inserisce il progetto di ricerca finanziato dalla prestigiosa fondazione statunitense. Gli esperimenti in laboratorio hanno infatti dimostrato che le porfirine, composti foto-sensibili presenti in molti organismi vegetali ed animali, possiedono una potente attività larvicida. Una volta ingerite dalle larve, le porfirine, attivate dalla luce solare producono una serie di reazioni ossidanti che causa danni irreversibili alla parete intestinale delle larve, provocandone la morte. “Queste particolari proprietà delle porfirine – spiega la dott.ssa Habluetzel – possono essere quindi ora utilizzate per lo sviluppo di larvicidi innovativi: potremmo chiamarli ‘mangimi conditi con porfirine’ con ben precise caratteristiche che facilitino l’assunzione da parte del bersaglio larve. Ad esempio: giusta dimensione, giusto ‘gusto’, la capacità di rimanere in superficie poiché le larve si nutrono delle particelle organiche che galleggiano , la capacità di rimanere integra e attiva per al meno 2 settimane”. Per questo i gruppi di ricerca si avvalgono anche della collaborazione di una azienda egiziana, che vanta le necessarie competenze nella formulazione di larvidici e la loro validazione in campo.

“Il finanziamento ottenuto – spiegano i ricercatori – renderà ora possibile lo sviluppo di prototipi di formulati larvicidi sulla base di porfirina, la verifica dell’acquisizione delle proprietà necessarie e la convalida sul campo in una zona endemica quale è il Burkina Faso. C’è poi la possibilità che la Bill and Melinda Gates Foundation possa decidere di mettere a disposizione del progetto ulteriori finanziamenti, qualora i risultati siano positivi, ed è quello che naturalmente ci auguriamo”. I ricercatori dell’Università di Camerino metteranno a disposizione le competenze entomologiche/malariologiche, quelli dell’Università di Padova competenze foto biologiche/biochimiche, mentre grazie all’Istituto di ricerca del Burkina Faso sarà possibile testare l’efficacia del composto realizzato in campo. Con il finanziamento ottenuto sarà possibile coinvolgere nel progetto e formare un dottorando proveniente dal Burkina Faso e due giovani ricercatori europei, nonché coprire le spese per le attrezzature.

Grande soddisfazione espressa dal Prof. Giulio Jori, dell’Università di Padova, secondo il quale “il finanziamento premia la collaborazione tra i due Atenei e l’Istituto di ricerca africano. La Fondazione ha compreso quanto l’utilizzo delle porfirine, già applicate con successo in altri ambienti, possa costituire un valido strumento per la lotta alla malaria”. “L’Università di Camerino – sottolinea la prof.ssa Habluetzel – crede molto nella formazione di giovani ricercatori provenienti dai Paesi colpiti da questa grave malattia, che tornino poi in patria per mettere in pratica le conoscenze e le competenze acquisite e sensibilizzare i governi e la politica locale. Proprio per questo infatti abbiamo attivato, con il supporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un programma di dottorato di ricerca specificatamente dedicato alla malaria (“PhD programme on Malaria and Human Development”)”.

“I vincitori di queste borse di studio hanno avuto le idee innovative di cui abbiamo bisogno per affrontare le più grandi sfide per migliorare la salute mondiale”, ha affermato il dott. Tachi Yamada, Presidente del Global Health Program della Fondazione Gates. “Sono molto soddisfatto delle idee emerse dai progetti finanziati e ansioso di vedere se alcune di queste si trasformeranno in efficaci applicazioni per salvare vite umane”. Questa fase del progetto durerà un anno. Se i risultati ottenuti saranno soddisfacenti, l’intento è quello di validare il prodotto con studi a larga scala in diversi paesi endemici e di avviare la produzione locale del composto di porfirina e di tentare di promuovere quanto più possibile l’inserimento dell’innovativo larvicida nei Programmi Nazionali di Controllo della Malaria (National Malaria Programme).





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-10-2009 alle 17:47 sul giornale del 24 ottobre 2009 - 703 letture

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