Agostini: nella scuola occorre diffondere la cultura della proattività

Scuola 3' di lettura 06/04/2010 - Il buon livello qualitativo raggiunto dalle nostre scuole rischia di essere vanificato dalla carenza di risorse economiche da più parti evidenziate. In realtà sono già quattro anni che i bilanci delle istituzioni scolastiche riportano residui attivi conseguenti al mancato trasferimento dei contributi statali, a prescindere dai governi che si sono succeduti.

Senza dubbio il mondo della scuola risente della “gelata economica” in atto, al pari degli enti locali, delle imprese e delle famiglie. Mentre qualche scuola si avvia sulla strada fin troppo semplicistica, della richiesta di soldi ai genitori, mi sembra opportuno stimolare un dibattito che serva a far uscire dall’immobilismo e riempire di azioni efficaci la decennale autonomia scolastica.

Punto primo: la riduzione dei costi e delle spese. Mi chiedo se stiamo utilizzando al meglio le nuove tecnologie oggi ampiamente alla nostra portata, non solo come strumento per innovare la didattica, ma anche per generare risparmi. Ad esempio, dobbiamo verificare se abbiamo ridotto le spese postali e di cancelleria, attraverso l’utilizzo della Pec - posta elettronica certificata, l’albo e la comunicazione online fra la scuola e la famiglia. Un costo molto elevato è oggi rappresentato dalla forniture energetiche e telefoniche; non possiamo esimerci dal mettere in atto misure concrete per risparmiare energia elettrica e termica negli edifici che abbiamo in uso, come pure attivare sistemi di comunicazione attraverso internet.

Punto secondo: l’incremento delle entrate. Gli enti e le istituzioni debbono essere costantemente attenti alle opportunità di finanziamento offerte dall’accesso ai fondi comunitari, ai bandi regionali, ai contributi delle fondazioni bancarie. Non possiamo non prendere atto che esistono forme di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, ben incentivate dallo Stato, attivabili anche senza costi di investimento per la scuola. Nel contesto delle nuove risorse entrano a pieno titolo le attività di fund raising. Su questo punto voglio richiamare ancor di più l’attenzione. In giro per L’Italia vi sono positivi progetti di raccolta fondi a beneficio di una scuola, attuati non solo per tamponare l’emergenza risorse, ma anche per poter offrire un maggior numero di servizi e opportunità e l’offerta formativa. Non di rado si ha notizia di scuole che hanno chiesto l’attribuzione del 5x1000, che pure costituisce una risorsa ed un richiamo alla responsabilità educativa della comunità.

D’altronde, se è vero che l’educazione è un bene primario che va tutelato, allora è legittimo pensare che non sia solo compito dello Stato, ma di ogni cittadino, impresa o ente, che senta di poter offrire il proprio contributo. Le attività di fund raising rappresentano anche una modalità con cui relazionarsi con le persone e le realtà che gravitano attorno alla scuola (famiglie, insegnanti, amici, imprese, fondazioni, ecc.) per far condividere la propria mission e la propria responsabilità educativa, magari attraverso l’associazione dei genitori, degli insegnanti o degli ex studenti che si mettono insieme a questo scopo.

Non credo che sia stato un caso che l’avvio dei nuovi ITS (istituti tecnici superiori) sia avvenuta con il supporto delle rispettive fondazioni di partecipazione, aperte al contributo del territorio di riferimento.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-04-2010 alle 15:41 sul giornale del 07 aprile 2010 - 510 letture

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