Pigliapoco: 'La finanziaria, vera soluzione?'

giuseppe pigliapoco 5' di lettura 18/08/2011 -

Ove non potè l'ugenza di pareggiare ancora una volta i conti di bilancio potè la fuga dal precipizio; significativa è stata la vignetta: se Belusconi facesse un passo indietro (verso il precipizio) sarebbe la fine perchè Bersani a sua volta non potrebbe fare un passo in avanti. Le tante Finanziarie, dette anche amarognole, già viste e che si ricordi sono state sempre lacrime e sangue ma nessuna di esse è stata mai in grado di invertire la rotta del crescente debito pubblico e del conseguente prelievo fiscale dalle tasche dei cittadini.



Si è trattato sempre di ripianare un debito formatosi a seguito della creazione di nuove provincie con quanto ne consegue per nuove Questure e Prefetture e nuovi enti , di tantissime opere pubbliche di scarsa utilità o rimaste incompiute, di un patrimonio immobiliare mal gestito o di affitti di cui se ne sarebbe potuto fare a meno attraverso altre logiche più corrette di spesa, la corruzione dilagante dei costumi e degli intenti e così sino a constatare che la Regione Sicilia (che è ancora autonoma e non si capisce il perchè) impiega oltre 22 mila dipendenti mentre la Regione Lombardia ne occupa appena 4.000 è già sono troppi. La domanda è se in tutto questo guazzabuglio si è sempre rispettata la norma contabile e sono state fatte rispettare le norme penali: pardon le norme penali no perchè esse, che avrebbero potuto rappresentare un freno, sono state con preveggenza abolite da molti anni. In tutta questa bolgia bisogna ovviamente agire sui controlli e sulle norme che diano un apporto sulla struttura del bilancio dello Stato e di tutti gli altri Enti Pubblici.

Parlare di pareggio di bilancio previsto in Costituzione non cambierebbe di molto la sostanza del problema se poi al pareggio provvedono sempre le tasche dei cittadini; diverso sarebbe se venisse prevista la applicazione di alcune norme civilistiche sulla stesura dei bilanci a cui poi seguissero le rispettive responsabilità. A questo punto la nostra analisi ci potrebbe portare lontano e le considerazioni non sarebbero diverse da tutte quelle che in tanti anni abbiamo letto in diversi libri ed in tanti giornali e riviste. E' chiaro che una cura va presritta e la prima su tutte sarebbe quella che il debito pubblico, che ha raggiunto la brillante cifra di 1.900 miliardi di euro, venisse per legge gradatamente ridotto negli anni sino ad un limite ragionevole, effettuando tutti i tagli e le riorganizzazioni necessarie, sia a livello locale o periferico, sia a livello centrale. Una analisi dettagliata va compiuta e vanno adottati degli utili provvedimenti perchè questa discesa del debito di parte corrente sia la più rapida possibile utilizzando tutti i mrtodi possibili ed immaginabili. Il secondo intervento strutturale è quello di porre mano a tutto il patrimonio immobiliare inservibile o costoso da mantenere, a tanta parte di altri patrimoni, ed anche alle nostre sovrabbondanti riserve auree (dati i prezzi attuali?) perchè quanto prima possibile si possa alleggerire il debito storico: a differenza di tanti altri paesi europei abbiamo la fortuna di possedere un notevole patrimonio vendibile e da porre subito sul mercato di gran lunga superiore allo stesso debito coperto in titoli di debito pubblico e quindi di molto superiore ai 300 miliardi di euro.

A questo punto non si può fare come quell'immobiliarista dilettante che, costruito il complesso turistico con accensione di mutui per coprire il 75% della spesa, preferisca poi utilizzare il solo reddito dei sui appartamenti per coprire le rate dei mutui sino al punto che quel reddito non basti più e sia costretto ogni anno a vendere qualche appartamento; non passerà tempo che rimarrà con nulla in mano. Un imprenditore vero, invece, venderebbe in breve almeno una metà degli appartamenti costruiti per chiudere quanto prima tutti i mutui accesi e quindi preferirebbe avere un gettito pulito di utili sull'altra metà degli alloggi non venduti al fine di avere nel contempo le mani libere per programmare e realizzare nuovi investimenti. In Italia bosogna agire come l'imprenditore vero e quindi vendere una percentuale prefissata di immobili ed utilità per un valore non inferiore a 300 miliardi e quindi consentire non solo il risanamento ma anche la stessa ripresa e la competività delle nostre aziende, oltre all'aumento del potere di acquisto dei lavoratori e di tutti i consumatori, attraverso un abbattimento sostanziale dell'IVA e dell'IRPEF sino ad arrivare almeno ai livelli degli altri paesi europei. La immissione sul mercato di almeno un 150/200 miliardi attraverso minori tasse ed imposte consentirebbe di risalire in breve la china (anche delle finanze pubbliche attraverso anche una minore evasione) con il vantaggio della possibilità della ricostituzione di un nuovo patrimonio e questa volta sì al fine anche di evitare che si continui a pagare affitti sensa senso e quindi per ripianare altro debito corrente calcolato non inferiore a dieci miliardi. Pensiamo a tutte le caserme dei carabinieri in affitto e ai tanti altri immobili inutilizzati e che si deperiscono con costi ingenti per la loro manutenzione. Tanto ordunque si può fare ma bisogna avere le idee chiare per finire veramente una volta per tutte di mettere ancora le mani nelle tasche degli italiani e per guadagnare credibilità in Europa e fiducia sui mercati mobiliari.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-08-2011 alle 18:57 sul giornale del 19 agosto 2011 - 542 letture

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