Loro Piceno: biogas Marche, scoppia un'altra bomba

27/07/2014 - Da tempo, anche assieme agli amici dei comitati e dei coordinamenti di altre regioni appartenenti al Coordinamento Nazionale Terre Nostre, abbiamo evidenziato presunte irregolarità riguardanti le emissioni a camino di impianti a biogas.

Nello specifico, la questione è molto chiara: la legge ( All. 1 alla Parte V del Dlgs 152/2006) prevede un limite di 150 mg/Nm3 per i COT (Carbonio Organico Totale), ricomprendendo in questo la componente metanica, come sancito anche dalla sentenza del TAR Piemonte n.1046 del 9 ottobre 2013 e confermato dal Consiglio di Stato con sentenza n. 3316 del 02.07.2014. Talvolta, nelle autorizzazioni rilasciate in alcune Regioni, risulta invece siano state considerate le emissioni di COT prive della componente metanica, che costituisce la gran parte delle stesse.

E’ notizia di questi giorni che due impianti marchigiani (Loro Piceno e Corridonia) già costruiti ed in esercizio, sottoposti ai controlli a camino dell’ ARPAM, avebbero fatto rilevare il superamento dei limiti di legge sopra indicati per i COT (misurato 1292 mg/Nm3 a fronte del limite di 150 mg/Nm3 del Dlgs 152/2006, cioè quasi 9 volte il limite di legge !!!). La notizia è gravissima: va ricordato che il rispetto della legge, anche e soprattutto per quello che riguarda le emissioni in atmosfera è imprescindibile ai fini della tutela dell’ Ambiente e, quindi, della Salute e dei diritti dei cittadini.

Bene hanno fatto, quindi, i sindaci dei comuni interessati ad avviare una istruttoria con il coinvolgimento dell’ ASUR al fine di verificare la procedibilità di una eventuale ordinanza di sospensione dell’attività. Vorremmo però segnalare un altro aspetto a nostro parere molto grave che fa emergere la vicenda odierna. Entrambi questi impianti sono stati sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale postuma, con tutte le criticità che abbiamo più volte rilevato in merito alla percorribilità di tale procedimento ex post (vedere, a titolo esemplificativo, qui, qui qui).

Avevamo già l’anno scorso inviato una nota di diffida a tutti le province delle Marche, prima dell’ avvio dei diversi procedimenti di VIA ex post, al fine di ritenere irricevibili le istanze di screening e/o VIA postume. A conferma della fondatezza delle nostra nota, va detto che, come è noto, il Governo Regionale prima e Statale oggi, hanno successivamente tentato di fare approvare delle norme per rendere appunto possibile la VIA postuma, con ciò chiarendo quindi, all’ evidenza, la sua presumibile precedente improcedibilità.

Nonostante il nostro invito a non procedere, per altro inoltrato per conoscenza anche alla Procura della Repubblica (tutti i procedimenti delle Pubbliche Amministrazioni possono infatti essere aperti se fondati su pieni requisiti legittimazione, la cui verifica spetta al responsabile del procedimento ai sensi dell’ Art. 6 della L. 241/90) i funzionari della provincia di Macerata (ma anche di altre Province) hanno comunque ugualmente ritenuto di andare avanti con l’avvio dei procedimenti di VIA postuma.

Per l’ impianto di Corridonia, ovvero uno dei due impianti per i quali, dalle notizie odierne, risulterebbero superati i limiti di legge, non solo si sarebbe proceduto comunque con la VIA postuma, ma addirittura la Provincia di Macerata avrebbe dato pochi giorni fa un parere positivo (con prescrizioni) alla VIA, per la compatibilità ambientale del progetto (v. Determinazione Dirigenziale n. 234 del 07.07.2014).

Alla luce di quello che è apparso oggi, ovvero che il riscontro dell’ ARPAM avrebbe evidenziato come l’impianto non rispetterebbe i limiti delle emissioni, chiediamo al Presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari, al responsabile del procedimento Roberto Ciccioli ed al Dirigente del Settore Ambiente Dott. Luca Addei come ciò sia stato possibile. Come cioè sia stato possibile dare il parere di VIA positivo per la compatibilità ambientale ad un impianto per il quale l’ ARPAM ha oggi dimostrato e misurato il mancato rispetto dei limiti di legge per le emissioni in atmosfera.

Chiediamo inoltre alla Regione Marche come sia stato possibile rilasciare l’ Autorizzazione Unica di questi impianti che dimostrerebbero di non rispettare le normative ed i limiti per le emissioni ivi previsti. Chiediamo inoltre se tutto ciò non costituisca motivo ulteriore, oltre a quelli che abbiamo più volte già ben dettagliato, sia agli atti degli Enti interessati, sia pubblicamente, di revoca/sospensione dell’attività e/o dell’ autorizzazione.

Chiaramente, le sopra riportate richieste di informazioni, che oggi anticipiamo pubblicamente ed alle quali ci auguriamo che altrettanto pubblicamente venga data risposta dai diretti interessati, verranno presentate a stretto giro dal Coordinamento Terre Nostre Marche anche formalmente agli enti interessati, oltreché inviate per conoscenza ai magistrati che stanno seguendo la mega indagine “Green Profit” riguardante tutta la vicenda biogas.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-07-2014 alle 18:49 sul giornale del 28 luglio 2014 - 1095 letture

In questo articolo si parla di attualità, Massimo Gianangeli, impianti a biogas, terre nostre

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Sbaglio, o qualche anno fa l'Arpam è stata trasformata da agenzia autonoma a ufficio della presidenza della giunta regionale? Se così fosse, Spacca (consigliere di amministrazioe nelle aziende che gestiscono varie centrali a biogas) si sarebbe anche tenuto il compito di controllare se inquinano. La trasformazione dell'ente non sembrerebbe quindi casuale.