Applausi per la Traviata allo Sferisterio

Sibillini e dintorni 2' di lettura 06/08/2014 - Nel lontano 1847, al funerale della famosa cortigiana parigina Marie Duplessis, parteciparono soltanto due uomini; tutti gli altri, celebrità e persone comuni che l'avevano conosciuta, amata, esaltata in vita, se n'erano rimasti all'ombra delle loro dimore borghesi e della loro ipocrisia.

E nessuno avrebbe mai immaginato che da quell'umile sepoltura sarebbe scaturito un mito, capace di superare le barriere del tempo e di incantare anche le genti tecnologiche del terzo millennio. Marie, nel frattempo, è diventata Marguerite nel romanzo La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, e infine Violetta nella Traviata di Giuseppe Verdi. Innumerevoli i volti delle cantanti – senza dimenticare le dive del cinema come Greta Garbo o Isabelle Huppert – che l'hanno resa una gemma sfolgorante di luce, generosa per natura e tragica nel suo destino.

Fino all'ultima incarnazione, messa in scena nelle notti della cinquantesima stagione lirica della Sferisterio, con il volto e la voce di Jessica Nuccio. Straordinaria nei passaggi di tono, abile nel sottolineare i sommovimenti dell'anima della sua Violetta, la Nuccio è stata applaudita a lungo dal pubblico anche a scena aperta.

Molto applauditi anche Simone Piazzola (Giorgio Germont) e Antonio Gandìa (nel ruolo di Alfredo). Buona la direzione di Speranza Scappucci, che aveva davanti a sé il non facile compito di rendere una partitura tanto celebre quanto complessa nella tenuta del ritmo, specialmente nelle parti corali. Intelligente, mai sopra le righe, è stata la regia di Henning Brockhaus, che riesce a infondere alle sue produzioni una splendida naturalezza.

E infine la scenografia degli specchi del compianto maestro Svoboda, che continua a stregare anche quella parte di pubblico che già la conosce. La realtà, che nel tempo della rappresentazione trova il modo di moltiplicarsi, sdoppiandosi nella finzione, è un simbolo perfetto del gioco del teatro, ma non solo. Perché nello specchio sospeso del tempo, fra dissolvenze e apparizioni, è l'esistenza stessa ad andare in scena.






Questo è un articolo pubblicato il 06-08-2014 alle 16:44 sul giornale del 07 agosto 2014 - 1006 letture

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