Tolentino: “Requiem” di Faurè per Pasqua

basilica san nicola da tolentino 4' di lettura 25/03/2015 - Venerdi 27 marzo, alla Basilica di San Nicola, con inizio alle 21.15 si terrà un grande concerto, in occasione delle celebrazioni per la Pasqua, durante il quale verrà eseguito il ”Requiem” in Re min op.48 nella versione del 1888, di Gabriel Faurè.

Sotto la direzione di Aldo Cicconofri si esibiranno il Coro Polifonico “Città di Tolentino” insieme ai “Pueri Cantores” della Basilica di San Nicola con l’Orchestra “I Solisti Italiani”.
Le due voci soliste saranno quelle del soprano Ekaterine Mazmishvili e del baritono Luigi Sinibaldi.
Il concerto (ingresso gratuito) è patrocinato dal Comune di Tolentino, Assessorato alla Cultura.

L’evento è stato presentato nel corso di una conferenza stampa a cui sono intervenuti il Sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, il Consigliere delegato alla Cultura Alessandro Massi, Raffaele Gesuelli del Coro Polifonico Città di Tolentino, Padre Giuseppe Prestia OSA della Comunità Agostiniana e Duilio Bellini Presidente dei Pueri Cantores.

Il Sindaco ha ricordato come la Pasqua rappresenti per tutta la Comunità tolentinate un momento di grande coesione e ispirazione che viene scandito da momenti tradizionali che si rinnovano da molti anni e che registrano una grande partecipazione.
Il Consigliere Massi ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra realtà cittadine che da vita ad un concerto di grande qualità e suggestione.

Gesuelli del Coro Polifonico ha ringraziato l’Amministrazione comunale e gli sponsor per il supporto dato all’iniziativa così come Bellini dei Pueri Cantores che, in particolare, ha espresso riconoscenza per l’occasione data ai cantori che sono stati coinvolti in un importante progetto artistico.
Nel suo intervento Padre Giuseppe Prestia ha voluto rimarcare l’importanza di come questo concerto consenta di valorizzare ancora una volta la Basilica di San Nicola. Sarà un momento di grande arte e musica – ha detto - che avvicina l’uomo alla bellezza, la quale ci può aiutare in questi momenti così difficili. Del resto la Pasqua è la risposta alla morte attraverso la bellezza della Resurrezione.

Il Requiem fu composto da Gabriel Fauré (1845-1924) tra il 1886 e il 1887 ed eseguito per la prima volta alla Madeleine, nel 1888. Rimane l'unica opera di vaste dimensioni e con l'intervento dell'orchestra scritta dal compositore francese per la chiesa. Fauré fece diverse orchestrazioni di quest’opera e ad ogni nuova versione l’organico diventava sempre più grande. La versione che viene presentata in questa occasione è quella del 1888, caratterizzata dall’orchestra composta da archi scuri ( viole, violoncelli, contrabbassi) uniti all’arpa e all’organo, con interventi solistici di un violino. Il Requiem fu nuovamente eseguito alla Madeleine nel 1924, per i funerali dell'autore.

Il Requiem di Fauré si distacca notevolmente dalle altre composizioni romantiche del genere: colpisce in primo luogo il rifiuto a musicare il Dies irae, del quale invece sia Mozart che Berlioz e Verdi avevano fatto il centro di un vero e proprio dramma religioso. Nel Requiem di Fauré è assente ogni violenza e ogni contrasto; in esso prevale un sentimento di rassegnazione e di abbandono, a volte si potrebbe addirittura dire un desiderio di assenza e di silenzio:ha scritto un critico inglese, "Fauré ha centrato il suo Requiem sull'idea dell'eterno riposo. Il suo lavoro comincia e finisce con la parola requiem, che è d'altronde messa nel massimo rilievo ogni volta che ricorre nel testo. Sembra che Fauré abbia scelto i brani della liturgia da musicare con il proposito di sottolineare quest'idea, visto che non solo cinque dei sette brani che compongono l’opera contengono la parola requiem, ma che in uno di essi (il Pie Jesu che sta al posto del Benedictus) aggiunge a quella la parola sempiternam".

Nel Requiem di Fauré l'integrazione tra le voci corali, e quelle strumentali è perfetta. La loro fusione, che esclude ogni contrapposizione, crea una particolare atmosfera sonora, della quale è componente importante l'organo, usato in modo da sottolineare il timbro opaco e come velato.

Le due voci soliste compaiono nella seconda parte dell'Offertorio (Hostias et preces tibi) e nel Lìbera me il baritono, nel Pie Jesu il soprano. Sono trattate in modo essenzialmente lirico, con piana e semplice effusione melodica.

Il Requiem è impregnato di un lirismo sommesso e intimo che rifugge da ogni esteriorità o urto violento di contrasti, ed è invece animato da una profonda melanconia.
La raffinatezza delle tinte, la sobrietà del canto, l'eleganza dell'esposizione, la discrezione del porgere non nascondono nel Requiem dì Fauré la solitudine amara di chi ha preso coscienza della sconsolata impotenza dell'uomo e ne esprime una dolente, equilibrata accettazione.

«Né devoto né scettico» si definiva lo stesso Fauré: in questo suo atteggiamento, così lontano dalle passioni e dalle ribellioni prepotenti, e perciò ricche di fede e di forza, dei musicisti romantici, sta la chiave della modernità o meglio dell'attualità della sua musica.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-03-2015 alle 16:19 sul giornale del 26 marzo 2015 - 446 letture

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