Banche Marche, Voce alla città: 'E lo chiamano salvataggio'

Voce alla città, movimento di Tolentino 3' di lettura 27/11/2015 - Se si dovesse giudicare dalle foto sorridenti di Ceriscioli & co e dai titoloni dei giornali si potrebbe dire che l'operazione conclusa nei giorni scorsi in relazione al crak della Banca delle Marche è stato un successo.



Con un decreto lampo, varato di domenica pomeriggio!, il Governo ha infatti provveduto al salvataggio di quattro banche italiane tra cui quella di casa nostra. Questa mossa, a carico del sistema bancario nazionale ma con garanzia della Cassa Depositi e Prestiti e quindi solo in teoria SENZA AIUTI DI STATO, vale quasi 4 miliardi di euro e scorpora le attività sane da quelle malate delle quattro Banche “salvate”. Tutto sembrerebbe essere andato per il meglio ma a ben guardare si può affermare che “l'operazione è riuscita ma l'ammalato è morto”, la Nuova Banca delle Marche nasce infatti "sacrificando" la pelle di circa 43 mila piccoli risparmiatori che hanno visto i loro gruzzoletti ridotti a carta straccia.

E come loro anche le Fondazioni azioniste hanno perso in questo modo circa 400 milioni di euro, risorse che provenivano da lasciti e sacrifici di intere generazioni di marchigiani ed utilizzate da sempre per finanziare la sanità, la cultura e sostenere attività in favore di persone indigenti e deboli. Uno dei più grandi disastri finanziari dai tempi dei casi Calvi e Sindona: la gestione incompetente, irresponsabile, e dolosa per certi aspetti, di amministratori, dirigenti e consulenti ha aperto una falla che nel giro di due anni si è trasformata in una voragine spaventosa. Poco consola che questi soggetti ora siano indagati per associazione a delinquere, appropriazione indebita, corruzione e falso in bilancio.

Di fronte a questa vicenda disastrosa per l'economia della nostra regione noi ci chiediamo: oltre un anno di commissariamento a cosa è servito? Gli organi deputati al controllo del comportamento delle banche dove erano? I responsabili delle malefatte risponderanno in tempi certi del loro operato? Quale società per azioni “punisce” così drasticamente quelli che rappresentano oltre il 35% del capitale sociale? Di questo fallimento la politica e per meglio dire il Pd si sente minimamente responsabile oppure come nel caso MPS non ha nulla da dire dichiarandosi estraneo nonostante l’appoggio silenzioso di gestioni scellerate?

Temiamo che le nostre domande rimarranno senza risposta e che l'intero tessuto economico della nostra regione, fatto da piccoli imprenditori e sostenuto da tanti risparmiatori, difficilmente si riprenderà da questo duro colpo né tantomeno sarà confortato dalla soddisfazione del Governatore Ceriscioli per il provvedimento del Governo che, a suo dire, “ha tutelato i consumatori e preservato posti di lavoro”.

Da parte nostra condividiamo e sosteniamo per quanto possibile il percorso giudiziario a sostegno dei risparmiatori promosso da Adiconsum mirato alla ricerca di meccanismi per la conversione delle azioni e delle obbligazioni subordinate al fine di evitare la perdita totale del risparmio ed attenuare quello che da più parti viene definito come un “esproprio di Stato”.


da Movimento Politico Voce alla Città




Questo è un articolo pubblicato il 27-11-2015 alle 23:11 sul giornale del 28 novembre 2015 - 611 letture

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