Musicultura: Luca Barbarossa padrino dei 16 finalisti incanta il teatro Persiani di Recanati

luca barbarossa 10/04/2016 - Luca Barbarossa atteso padrino dei 16 finalisti di Musicultura ha incantato il Teatro Persiani dedicando la sua canzone portafortuna “Roma spogliata” ai 16 artisti finalisti del Festival.

“Roma spogliata è la canzone con la quale io ho iniziato a Castrocaro nel’80, vinse il Festival e mi portò a Sanremo, che sia di buon auspicio per i finalisti di Musicultura, dopo 36 anni posso ancora cantare questa canzone che mi porto in giro come portafortuna e compagna di vita”.

Il cantautore romano, da anni legato al Festival Musicultura, in un set acustico accompagnato dalla chitarra e dall’armonica del suo amico di sempre Mario Amici ha incantato il pubblico del Teatro Persiani con alcuni tra i suoi brani più famosi, con cui ha scritto pagine importanti della storia della canzone italiana sulle note di “Roma Spogliata”, “Dio non è”, “Via Margutta” ha concluso l’esibizione tra gli scroscianti applausi del pubblico con “Al di là del muro”.

“Musicultura è importantissima perché regala spazio alle “biodiversità musicali”, - ha detto Luca Babarossa – fa capire davvero quanta fatica ci sia dietro lo sforzo compositivo di chi vuole far conoscere le proprie canzoni".

Un grande concerto in anteprima nazionale che ha visto susseguirsi sul palcoscenico del Teatro recanatese le nuove “scommesse” artistiche della XXVII ed. del Festival Musicultura, band, donne e uomini con approcci compositivi ed espressivi diversi tra loro tutti animati da una pulsazione interna che riconcilia con la piccola, complessa arte del fare canzone e che hanno trascinato il pubblico in un vortice continuo di emozioni, in una serata indimenticabile condotta da John Vignola di Radio 1 Rai partner storico di Musicultura.

Le Kitchen Machine hanno aperto la carrellata degli artisti con il loro brano “Ti ricordi quando ci hanno escluse dalle Cheerleaders” un progetto sperimentale, irriverente, assai musicale, dove l’“underground” diventa finalmente cantabile.

Poi è stata la volta dei Sikitikis, che, con “In giro per club”, hanno sfoggiato la loro dirompente forza musicale, un concentrato di energia performante, uno spaccato di vita notturna senza vincitori né vinti illuminato dall’ironia. Umberto Scataglini, con “Dirti ti amo (nel tempo)”, ha offerto la freschezza del sentimento che canta l’amore in presa diretta con liricità testuale e melodica.

Per Braschi, invece, con “Acqua e neve”, rock in poesia, chitarre affilate che fanno da sfondo ad un incontro mancato tra pudore ed incomunicabilità. Pervasa da un’aria primaverile “La cosa più bella”, è la coinvolgente ballata d’amore di Flavio Secchi.

Giulia Catuogno, che con “Vivi, c’ hai una vita, deficiente”, ha ammonito tutti con grinta e personalità a non farsi mortificare dal dolore, in un inno alla vita non retorico. Emanuele Colandrea “Erika” la sua canzone è una sfilza di immagini imprevedibili quanto azzeccate, calate in una riuscita circolarità musicale.

Ed ancora, Pepp-Oh, che, con “Pepp Flohw”,e più in generale la sua musica, produce un bell’incontro tra la lingua partenopea ed un rap fantasioso che dialoga con il funk. Mimosa: la sua “Fame d’aria” è la rappresentazione viva del pathos di una canzone, con le luci e le ombre di un testo viscerale quanto ermetico.

Gli Utveggi, invece, si caratterizzano, con “Postumi”, una canzone che spiazza per l’effervescenza surreale delle parole, per l’originalità del battito ritmico e del taglio musicale. Luca Carocci, con “Le rose e i limoni”, si è messo in mostra per la vivacità melodica l’originalità delle immagini in musica ed una misura interpretativa al servizio di un avvolgente folk trasteverino.

Altrettanto suggestiva la performance di Francesca Romana Perrotta: il suo “Il Grido” è il riemergere dalla sofferenza di un amore malato, espresso con la passionalità del ricordo e lo stupore della rinascita. La “Foto di Classe” dei Blindur è un quadretto del tempo che è stato, un momento autobiografico fatto di parole asciutte e sofferte per una cavalcata musicale tesa e travolgente.

Una canzone d’amore, invece, per Luca Tudisca, “Guardami adesso”, un brano che si fa strada senza orpelli, rafforzato dalla sincerità e dalla profondità di una voce che colpisce e da una musica che sa dialogare col silenzio. Ironia, stile e maestria tecnica per Simone Cicconi, che tra rap e hard rock, con “Simone s’è incazzato” denuncia l’ignoranza e la mediocrità che dominano un’Italia sempre più Italietta. Gianfrancesco Cataldo ha chiuso il concerto dei 16 finalisti con “Marta”, sintesi affascinante tra linea melodica e testo in grado di suscitare forti suggestioni emotive.

Le 16 canzoni finaliste comporranno il CD Compilation di Musicultura, ed accederanno alla fase successiva del concorso, che coinvolgerà Radio 1 Rai per la programmazione dei brani, il grande pubblico dei social che potrà votare su Facebook dal 16 aprile al 16 maggio e scegliere due vincitori, e il prestigioso Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura composto da Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Luca Carboni, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Niccolò Fabi, Tiziano Ferro, Max Gazzè, Giorgia, Maurizio Maggiani, Dacia Maraini, Marta sui tubi, Mariella Nava, Gino Paoli, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Sandro Veronesi, Federico Zampaglione, Stefano Zecchi.

Otto saranno alla fine i vincitori del Concorso che accederanno alle serate conclusive di Musicultura all’Arena Sferisterio di Macerata il 23 - 24 - 25 Giugno 2016. Al vincitore assoluto eletto dal pubblico andranno i 20.000,00 euro del Premio UBI - Banca Popolare di Ancona.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-04-2016 alle 18:47 sul giornale del 11 aprile 2016 - 439 letture

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