Italia Nostra: 'Due nuove cave nel già martoriato territorio maceratese: un pericolo da debellare'

Italia Nostra 19/05/2016 - È stata richiesta recentemente l’autorizzazione all'apertura di due nuove cave ricadenti in un'unica zona posta al confine tra i comuni di Treia e Cingoli, una in località Schito, una in località Pian della Castagna.

Entrambi i siti, vicini tra di loro, si trovano in un esteso pianoro posto alla sommità di un sistema collinare caratterizzato da una fervente attività agricola e dalla presenza di importanti edifici monumentali: tra i segni dei tracciati viari, dei fossi di raccolta delle acque e, ancora, degli allineamenti di antichi esemplari arborei, emergono veri e propri capolavori della storia dell'architettura come le adiacenti Villa Valcampana (edificio neoclassico su progetto di Luigi Poletti) e Villa Carnevali (edificio liberty di inizio '900 , progettato da Cesare Bazzani) e il Palazzo delle Cento Finestre (edificio del '600, dall'attribuzione incerta), tutte in località Schito di Treia, a poche centinaia di metri dalle cave in fase di valutazione.

In tale contesto, disegnato da un'attività antropica sapiente e più che secolare, è stata avviata da alcuni decenni un'intensa attività estrattiva che ha determinato quello che è definibile come un vero e proprio dissesto idrogeologico, tutt'ora in corso: in uno scenario da post bombardamento, le numerose cave presenti, molte delle quali in stato di abbandono, hanno praticamente cancellato il sistema di smaltimento delle acque costruito in secoli di utilizzo accorto e sostenibile di quei territori, in accordo con la stratigrafia dei terreni. I continui allagamenti che si verificano nella sottostante vallata non sono il frutto dei cambiamenti del clima ma la prevedibile conseguenza di un'attività umana ben definita.

Il rischio dell'apertura di nuove cave nasce a causa di un corto circuito della burocrazia, un corto circuito dietro il quale in molti sembrano nascondersi. Il tutto è stato innescato dall'approvazione di un aggiornamento del Programma Provinciale per le Attività Estrattive (PPAE): l'aggiornamento sarebbe conforme alle previsioni della programmazione regionale, ma è stato approvato nonostante il parere negativo della Regione, un assist più o meno voluto che un'amministrazione contraria avrebbe potuto cogliere per bloccare il tutto. Così non è stato e ora ci troviamo con l'ulteriore bomba ad orologeria pronta ad esplodere, che solo la Regione può disinnescare, una bomba potenzialmente devastante per il territorio.

Il fatto è che la politica industriale nei nostri territori, pianificata e attuata negli ultimi decenni a tutti i livelli (da quello politico a quelli economico e finanziario), basata esclusivamente su cementificazione e sfruttamento indiscriminato del territorio è completamente fallita. Anche se qualcuno fa ancora finta di non vederlo.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: un mercato immobiliare in crisi di astinenza con i pusher fuggiti, che stanno fornendo altri clienti perché quelli di una volta non sono più affidabili. Abbiamo un territorio dissanguato, sfigurato da cantieri interrotti e cave abbandonate, incapace purtroppo di offrire ad un numero sempre crescente dei suoi abitanti una prospettiva di vita serena con un lavoro stabile e proficuo.

È arrivato quindi il momento per l'avvio di una nuova politica per il territorio, una politica in cui concetti come “bene comune”, “qualità della vita”, “turismo culturale”, “agricoltura di qualità”, e così via, non siano vuoti slogan da utilizzare nell’ennesima campagna elettorale, ma elementi cardine di una reale strategia di azione finalizzata al benessere di una collettività la più ampia possibile. Una politica di questo tipo sarebbe capace di liberarsi agevolmente dei vili ricatti basati sullo scambio paesaggio-lavoro che, in occasioni come queste, vengono sempre messi sul tavolo della discussione.

La Regione Marche è oggi nelle condizioni di poter porre rimedio a tutto questo. È un suo dovere intervenire sulla questione delle nuove cave in provincia di Macerata, perché le procedure lo prevedono; sempre per quelle norme, è un suo potere imprimere la necessaria inversione di marcia alla disastrosa gestione del territorio attuata sinora. Auspichiamo che ricerca di equità per i cittadini che amministra e lungimiranza siano alla base dell'azione che la politica regionale riuscirà a mettere in campo. Noi ci saremo a verificare.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-05-2016 alle 21:56 sul giornale del 20 maggio 2016 - 586 letture

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