Il San Severino Blues Festival riparte con Ronnie Hicks a Tolentino

ronnie hicks 23/01/2017 - Dopo il successo dei concerti gospel nei teatri a Natale, l’XI° San Severino Blues Winter riparte sabato 28 gennaio con una cena-concerto nel Club dell’Hotel 77 di Tolentino, un’altra occasione solidale per continuare la raccolta di donazioni in favore dei terremotati.

Ricomincia con Ronnie Hicks, protagonista della scena di Chicago, riconosciuto e inserito nel 2016 nella Chicago Blues Hall of Fame come Master Blues Artist. Ronnie Hicks, tastierista e cantante soul, fa parte di quella schiera di musicisti turnisti, eroi del rhythm’n’blues e del blues, mai sufficientemente celebrati: impeccabile professionista, animato dal fuoco dell’improvvisazione è capace di scaldare una platea e tenere un palco, anche con un solo giorno di preavviso per un concerto. A metà degli anni ’70 costituisce la Masheen band con la quale registra e suona con veterani del soul come Cicero Blake, Artie Blues Boy White, Stan Mosley, o giovani come Nellie Tiger Travis e il blues rocker Jimmy Nick. Il suo album di debutto “All For You” ottene un grande successo negli Stati Uniti. All’inizio degli anni ’80 ha aperto i concerti di Albert King, Johnny Taylor e Like Tyrone Davis. Negli anni ’90 diventa famoso come musicista dei Kool & The Gang e Ohio Players. Questa vasta esperienza ha fatto diventare Ronnie Hicks, già abile e versatile strumentista capace di far lievitare la sua dolce emotività con le sfumature ritmiche e armoniche del jazz, anche uno showman completo. Al suo fianco l’eccellenza della chitarra blues italiana nel mondo, Luca Giordano, acclamato ospite e protagonista delle serate Club di San Severino Blues e dei festival internazionali insieme a Bob Stroger, Jimmy Burns, Billy Branch, Sax Gordon, Eric Guitar Davis, Willy Big Eyes Smith, Eddie C Campbell, Demetria Taylor, Quique Gomez, Nora Jean Bruso.

A Ronnie Hicks abbiamo chiesto che ricordo ha del suo periodo con Kool & The Gang, band partita con r&b e funk, poi esplosa commercialmente con la disco music. “Con i Kool and The Gang c’era sempre una grande energia e in tutti i concerti si creava costantemente una perfetta intesa e coinvolgimento di tutto il pubblico. Ho imparato molto da quel periodo; ho imparato che le persone vogliono ascoltare buona musica, ma vogliono anche vivere una parte di quell'esperienza partecipando attivamente. Adoro quando questo accade: amo creare sinergia con il pubblico affinchè l’intera sala concerto diventi il palco."

In Europa e in Italia sta tornando, anche fra i giovani, la passione per il blues, il soul ed il rock “vintage”, quello dagli anni ’50 fino ai ’70. In America si sente questo ritorno? “Se ciò sta accadendo in Europa è sicuramente una cosa positiva. Negli Stati Uniti noto che ci sono moltissimi giovani che hanno grande determinazione e idee chiare su cosa vogliano suonare. Molti di loro senza dubbio sono attratti dalla musica vintage: negli States hanno la possibilità di conoscere ed “ereditare” questa cultura spesso proprio dai Maestri in persona. E’ molto importante che ci sia questo contatto e relazione tra giovani e musicisti più navigati. Spesso accade anche a me di circondarmi di giovani interessati a questa musica ed è bello sedersi a parlare e condividere le mie esperienze con loro. Oggi poi con l’avvento dei social media è possibile attingere a tantissimo materiale online, musica e video. Credo che molti giovani siano attratti dalla musica vintage per la sua “semplicità” e allo stesso tempo per l’incredibile groove di quei tempi. Noi Bluesmen abbiamo un detto: “Old School Never Die”."





Questa è un'intervista pubblicata il 23-01-2017 alle 15:04 sul giornale del 24 gennaio 2017 - 514 letture

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