Giorno del Ricordo, in biblioteca riflessioni storiche dedicate alle giovani generazioni

09/02/2018 - Il Comune di Macerata in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Morbiducci” si prepara a ricordare il Giorno del Ricordo - riconosciuto ufficialmente nel 2004, con la legge che istituì questa “solennità civile nazionale italiana”, celebrata il 10 febbraio di ogni anno per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” - non solo per celebrare questa ricorrenza ma anche per fornire alle nuove generazioni riflessioni storiche sul Novecento e strumenti per orientarsi in modo consapevole, responsabile e democratico nel tempo presente.

Come affrontare la questione delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata con gli studenti? Con quali modalità e strumenti? Come costruire dei laboratori storico-didattici su argomenti così complessi?

Sono questi alcune dei problemi che verranno affrontati venerdì 16 febbraio, alle ore 16,30, alla Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, nel corso dell’incontro “Foibe, esodi e storie di confine” alla presenza di esperti di didattica e docenti che, negli ultimi anni, hanno condotto esperienze di ricerca-azione sui difficili confini dell’Alto Adriatico.

Gli intereventi saranno di Dino Renato Nardelli dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e Paolo Coppari presidente del’Istituto Storico di Macerata con i contributi di Anronella Chiusaroli e Paola Scorcella dell’Istituto comprensivo Badaloni di Recanati.

Quello che accadde in Istria e in Dalmazia dopo l’8 settembre 1943, è sicuramente una delle pagine più inquietanti della storia italiana. Oltre alle varie migliaia di infoibati, furono più di 300.000 i profughi che tra il 1945 e il 1955 lasciarono le loro case per disperdersi nelle città italiane o all’estero, dopo che il trattato di pace del 1947 aveva assegnato alla Jugoslavia la maggior parte della Venezia Giulia prebellica, comprese le città italiane di Pola, Rovigno, Parenzo, Fiume e Zara. Si trattò di una migrazione forzata indotta da innumerevoli atti di intimidazione, da sparizioni, da nuovi infoibamenti e da continue violenze che crearono un’ atmosfera di profonda insicurezza personale se non di vero e proprio terrore.

È in questo confine che si costituisce nel secondo dopoguerra una sorta di drammatico laboratorio storico, dove si trovano condensati su una scala geograficamente circoscritta alcuni dei grandi processi della contemporaneità europea: contrasti nazionali intrecciati a conflitti sociali,oppressione totalitaria, guerre di aggressione, scatenamento delle persecuzioni razziali e creazione dell’universo concentrazionario, violenze di massa, spostamenti forzati di popolazione, conflittualità est-ovest lungo una delle frontiere della guerra fredda.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-02-2018 alle 11:14 sul giornale del 10 febbraio 2018 - 210 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, comune di macerata

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aRw8