Una pietra preziosa di colore rosso, i ricordi del Teatro Rebis e dello Sperimentale Teatro A di Rubina Giorgi

4' di lettura 15/07/2019 - Nella notte tra il 12 e il 13 luglio è morta a Roma, dove si terranno i funerali, Rubina Giorgi, poetessa, saggista e filosofa, già docente di filosofia del linguaggio e di estetica alla Sapienza di Roma e all’Università di Salerno, nonché collaboratrice delle compagnie teatrali Societas Raffaello Sanzio, Magazzini Criminali, Sperimentale Teatro A.

Tra le sue opere più importanti: Figure di Nessuno, New York-Milano 1977; Alla Ricerca delle nascite. Lingua e Mania, Macerata 1978; Esercizi 1, Milano 1979; Jakob Böhme. Il corpo in Dio e nell'uomo, 2017, la trilogia edita dalla sua casa editrice ‘Ripostes’ Cosa farò del mio ben? Cervello, filosofia, mistica. – Sofismi - La vena nascosta

Da diversi anni residente a Macerata, è divenuta punto di riferimento per molti artisti ed intellettuali della città.

In attesa di una giornata dedicata al suo pensiero, riportiamo due ricordi, di Allì Caracciolo e Andrea Fazzini, per lo Sperimentale Teatro A e il Teatro Rebis:

UNA PIETRA PREZIOSA DI COLORE ROSSO

Rubina.
Rubina dai rossi capelli.
Rubina Giorgi, dal fuoco d’amore. Fuoco mistico.
Grande ricercatrice di filosofia, medioevale in particolare, poetessa della mistica antica assorbita in visioni di possibile e attuabile mistica contemporanea.
Per lei la filosofia parlava attraverso poesia, coglieva la luce perché la ricercava, ed era dentro di lei attraverso l’interpretazione poetica del pensiero.
Nell’Università di Salerno (Fisciano) ha insegnato Estetica e Filosofia del linguaggio, trasmettendo ai suoi allievi, come in un percorso iniziatico, il segreto delle filosofie, il mistero dell’esistere. Da molti anni era venuta a “scrivere” a Macerata.
Finissima conoscitrice del pensiero occidentale, delicata autrice di storie, sensibile interprete della ricerca mistica, parla di “nascere” aprendo a orizzonti altri rispetto a quelli quotidiani, prossimi e materici.

Lo attestano tutte le sue opere, quali, le più recenti: Immagini d’amore, immagini di ragione. Per trovatori a venire (1998); Trovatori dell’intimo intelletto (1999); Luoghi dell’amore. L’intimo intelletto (2001); Il guanto di Velásquez e altri accadimenti (2002); L’imperfezione necessaria (2004); Amore che tu alla fonte bevi (2004); “Che farò senza il mio ben?” Cervello, Filosofia, Mistica (2011); Righe e domande (2015); Jakob Böhme. Il corpo in Dio e nell’uomo (2017). Solo alcuni titoli di numerose opere (molte per l’Editore Ripostes) che segnano una storia di ininterrotta fedeltà ai testi e alla scoperta dei loro ‘misteri’, da cui apprendere il profondo dettato del Silenzio. Ebbene Rubina Giorgi lasciava questo passaggio di storia della materia, nella notte tra il 12 e il 13 luglio del 2019, a Roma, mentre, nella sua casa di Macerata, le rose del suo terrazzo pensavano ancora di confortarla. Ma lei si era già allontanata.

Luce Signora, | piovimi intorno | rapida e lenta, | pensami pesami fammi pensare | circondami irrigami di nuova vita | fammi apparire risplendere sparire. (Invocazioni, 2008)

Torneremo a parlare di Lei con un ricordo più articolato e a più voci. Verrà accompagnata all’ultima dimora del suo corpo lunedì 15 luglio, in Roma.

Allì Caracciolo

DEVE LA POESIA COMMUOVERE?

E’ morta Rubina Giorgi, scrittrice, nuvola, ninfa delle sorgenti.
Poetessa uncinante e teosofa, docente di filosofia del linguaggio e di estetica alla Sapienza di Roma e all’Università di Salerno, nonché collaboratrice delle compagnie teatrali Societas Raffaello Sanzio, Magazzini Criminali, Sperimentale Teatro A.

Tra le sue opere più importanti: Figure di Nessuno, New York-Milano 1977; Alla Ricerca delle nascite. Lingua e Mania, Macerata 1978; Esercizi 1, Milano 1979; Jakob Böhme. Il corpo in Dio e nell'uomo, 2017, la trilogia edita dalla sua casa editrice ‘Ripostes’ Cosa farò del mio ben? Cervello, filosofia, mistica. – Sofismi - La vena nascosta

Da diversi anni, casualmente residente a Macerata, è divenuta punto di riferimento per me e per il Teatro Rebis, di cui è stata consulente filosofica e poetica.

Ma soprattutto amica.

Un’amicizia nutrita da un continuo scambio di visioni, intuizioni, da una sublime abissalità di pensiero capace di toccare vertici di diafana, prismatica illuminazione.

Studiosa dell’invisibile – la sua scrittura sensuosa ed esoterica è un labirinto di sfumature in cui perdersi per riconoscersi – Rubina ha sempre condiviso con aristocratica naturalezza la sua sapienza, il suo sapere allo stesso tempo spirituale ed iconoclasta, la sua verticalità.

Mancherà il suo soffio, in tutto questo chiasso, mancherà la ritrosia baluginante delle sue parole rare e preziose, levigate.

Rimarranno i libri, i versi, le lettere, l’eredità della sua opera e della sua vita, violacea come la tinta del suo inchiostro e accesa come la sua presenza, un’eredità da preservare, coltivare e tramandare. E’ morta Rubina Giorgi?

Deve la poesia commuovere?
Qualche volta o sempre? O mai?
Forse qualche volta poiché
Il cammino non è tutto nella luce
ma verso. E direi
che, di più, la poesia debba in sua specie
distogliere dai cammini consueti
e abusati: disorientare.
E, ancora, trovando d’anima
qualche fine plasmabile cera,
formando incamminarla
dove s’apre
possibile regno dell’Altro.
(Rubina Giorgi, Echeggiamenti, Ripostes 2007)

Andrea Fazzini








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-07-2019 alle 15:02 sul giornale del 16 luglio 2019 - 191 letture

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