Prestigioso convegno sulle “carte” fiastrensi all’Abbadia di Fiastra. La storia del territorio diventa digitale grazie a Fondazione Carima

3' di lettura 15/11/2019 - Le “carte” fiastrensi sono state al centro di un convegno di grande rilievo che si è tenuto giovedì pomeriggio all’Abbadia di Fiastra, su iniziativa della Fondazione Carima con la collaborazione della Fondazione Giustiniani Bandini e della Diocesi di Macerata.

Dopo il saluto del Vescovo di Macerata S.E.R. Mons. Nazzareno Marconi e dei Presidenti delle due Fondazioni, hanno relazionato sul tema rappresentanti istituzionali ed accademici, tra cui il direttore dell’Archivio di Stato di Roma Paolo Buonora e il professor Giammario Borri dell’Università degli Studi di Macerata.

Questi documenti costituiscono “il più ricco fondo diplomatico delle Marche”, come lo definì lo studioso Giulio Battelli, formato da oltre tremila pergamene datate dal secolo XI al XVIII, che sono conservate presso la sede centrale dell’Archivio di Stato di Roma nel complesso di Sant’Ivo alla Sapienza. Furono infatti rinvenuti casualmente nella capitale nel 1877, durante i lavori di adeguamento dell’edificio del Collegio Romano dei Gesuiti a sede della nuova Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, dove vi confluirono dall’abbazia di Fiastra in seguito alla soppressione dell’ordino gesuitico, che per ultimo resse il complesso abbaziale trasformandolo in una grande azienda agraria.

Le pergamene fiastrensi rivestono una notevole importanza per il territorio, poiché contengono preziose informazioni per ricostruirne sei secoli di storia attraverso le vicende del monastero cistercense, di cui attestano le fasi di sviluppo e l’organizzazione interna individuandone i possedimenti e le attività svolte. Si evince dalle carte, ad esempio che l’abbazia, dalla fondazione nel 1142, si espanse rapidamente grazie all’abile gestione economica degli abati, incentrata prevalentemente su attività di tipo agrario. I monaci realizzarono un’opera di bonifica e canalizzazione delle acque di inestimabile valore, che rese i terreni idonei alla coltivazione – nei documenti sono indicate finanche le varietà di colture agricole – e all’allevamento del bestiame, inclusa la lavorazione dei prodotti derivati.

Il monastero, inoltre, interagiva con un territorio molto vasto, dunque nelle “carte” sono riportati dati utili per la conoscenza di aspetti interessanti quali la storia delle istituzioni, il fenomeno dell’inurbamento, le attività economiche praticate, la circolazione monetaria, le relazioni sociali, l’evoluzione della lingua, l’affermazione e il declino di potenti casate. Insomma sono una fonte indispensabile di nozioni sul Medioevo marchigiano, dato che le proprietà del monastero all’epoca si estendevano da Camerino a Montorso e da Treia a Sant’Elpidio a Mare.

La Fondazione Carima, consapevole della notevole valenza storico-culturale di questo straordinario patrimonio documentario – già oggetto di studio sin dai primi del Novecento e in particolare dagli anni Settanta da parte dell’Università degli Studi di Macerata – ha realizzato un progetto di riproduzione digitale dell’intero fondo, che pertanto oggi è pubblicato on-line sul sito dell’Archivio di Stato di Roma.

“Con questo intervento – spiega la presidente Rosaria Del Balzo Ruiti – abbiamo conseguito il duplice obiettivo di migliorare la fruibilità delle pergamene, rendendole facilmente accessibili a tutti gli interessati, e di favorire la loro conservazione a lungo termine. Auspichiamo che in tal modo possano trovare adeguata valorizzazione non solo in ambito scientifico, ma anche in quanto ricchezza per la comunità tutta”.


da Fondazione Carima
www.fondazionemacerata.it






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-11-2019 alle 15:08 sul giornale del 16 novembre 2019 - 199 letture

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