Riaperta la chiesa di San Michele a Treia

4' di lettura 19/10/2020 - Inaugurata alla presenza del Vescovo Marconi domenica 18 ottobre la riapertura ai fedeli della chiesa di San Michele di Treia.

La bellissima chiesa Longobarda di San Michele, danneggiata dal sisma 2016, è stata riaperta domenica sera ai fedeli alla presenza del Vescovo di Macerata Marconi, del Sindaco Franco Capponi, del Parroco della Parrocchia di Treia Centro Don Alejandro e dai titolari della ditta Fiorelli che ha realizzato i lavori. Dopo il sisma infatti su interessamento del Comune di Treia e della Diocesi di Macerata la Chiesa era stata inserita tra gli interventi di immediata riparazione e finanziata nella prima ordinanza Utile del Commissario Errani. Con l’Ordinanza n. 32 del 21 giugno 2017 infatti veniva avviato il programma di messa in sicurezza delle chiese danneggiate dagli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016 con interventi finalizzati a garantire la continuità dell’esercizio del culto.

Relativamente gli interventi l’Ufficio speciale per la ricostruzione, in capo all’Arch. Crocioni, ha curato l’istruttoria sul progetto presentato, ha verificato la congruità dei costi previsti anche ai fini dell’autorizzazione all’effettuazione di interventi di natura definitiva e provvede a determinare l’importo massimo ammissibile. Il progetto, essendo la Chiesa di San Michele sottoposto a tutela ai sensi del d.lgs. n. 42 del 2004, è stato sottoposto anche al parere della soprintendenza delle Marche. I lavori sono stati ultimati da alcuni mesi, ma dapprima una interruzione richiesta dalla sovrintendenza per verificare la possibilità di riportare alla luce ulteriori brandelli di dipinti e poi il Covid-19 hanno fatto ritardare ulteriormente ad oggi la riapertura.

L’origine della chiesa si può collocare anteriormente all’anno Mille, sotto la dominazione longobarda, ne è indizio la dedica all’arcangelo Michele, protettore di questo popolo. Era costume dei Longobardi che ogni castello avesse la sua chiesa: lo testimonia il fatto che a Montecchio, al Castello dell'Elce (dove ora si trova l'ospedale) fu annessa la Chiesa di San Giacomo, andata successivamente in rovina. Il Cassero ebbe la chiesa di Santa Maria a Mare, ossia dell'Assunta (più o meno al posto che oggi occupa il Teatro Comunale), il castrum inferius ebbe la chiesa di San Giovanni Battista (l'attuale cattedrale), tutti santi protettori del popolo longobardo. Nel 1357 con i proventi di un’enfiteusi stipulata con il comune si ricostruisce la chiesa che prende le forme attuali. E’ un impianto planimetrico a tre navate di uguale altezza scandito da pilastri rettangolari ad arcate a sesto acuto, copertura a capriate lignee. Le absidi quadrate concludono le navate ospitando gli altari disposti parallelamente secondo una matrice cistercense, sono coperte con volte in muratura ed illuminate da alte finestre trilobate. e pareti interne furono reintonacate nel 1828 e nel corso dei restauri successivi sono tornati alla luce lacerti di affreschi di epoca tre-quattrocentesca. L’altare è costruito a colonnine e ad archi, animati da due tipi di motivi geometrici ispirati agli affreschi scoperti nelle pareti.

Per l’inaugurazione è stato posto al centro dell’Abside il quadro che l’amministrazione comunale aveva fatto restaurare raffigurante proprio il santo San Michele. Sull’altare di destra la Madonna la Madonna di Loreto mentre a sinistra, sull’altare del Santissimo, la Madonna delle Grazie, porzione di affresco che staccandosi accidentalmente dalla parete rimase miracolosamente intatto. Sono ad esso legati fatti prodigiosi sul finire dell’Ottocento come lo spegnimento di risse o la conversione di coloro che si prostravano ai suoi piedi.

Alla chiesa di San Michele sono legati anche alcuni versi della famosa scrittrice Dolores Prato in quasto questa era la chiesa ufficiata da suo zio prete: "San Michele era una chiesa più antica di Scolastica, buia, sguarnita, mattoni, pietra e brandelli di pitture scolorite; il soffitto tenuto su da cavalletti di legno; niente dorature, niente angioletti, niente odore d'incenso, una chiesa quasi spelonca che Zizì diceva bellissima. L'orto annesso era la fine del paese che, come edifici, chiudeva con San Michele e la sua casa. La fine di un paese, per quanto appuntita, è sempre la conclusione di un paese; l'orto di San Michele era quella fine, in tutta la mia vita mai avuta a disposizione una campagna grande come quell'orto".








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-10-2020 alle 11:43 sul giornale del 20 ottobre 2020 - 290 letture

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