“Come a casa”: a Macerata al via il progetto per rispondere alle esigenze dei bimbi affetti da autismo

3' di lettura 12/01/2021 - Introduzione di laboratori educativi specialistici, supporto genitoriale, sensibilizzazione territoriale: queste le attività previste dal progetto triennale Come a casa, promosso dalla cooperativa sociale “Il faro”, nato per rispondere alle esigenze dei bambini con disturbo dello spettro autistico e delle loro famiglie, sostenuto dal Comune di Macerata e da una rete di ben 15 partner.

"Siamo molto entusiasti di poter presentare queste nuove attività e consapevoli di affrontare una tematica importate sulla quale bisogna investire risorse", spiega Marcello Naldini responsabile dell’ Ufficio Progettazione della cooperativa, che prosegue: "Siamo riusciti a contare su un finanziamento importante da parte dell’impresa sociale “Con i bambini”; ora siamo pronti per partire con la speranza di portare novità".

Novità che, come sottolineato da Caterina Staffolani, project manager del progetto, consta di "tante attività e laboratori rivolti sia ai bimbi che alle loro famiglie, che alla comunità e al territorio di riferimento, proprio per permettere un’azione di sensibilizzazione e di diffusione della cultura dell’inclusione".

A far eco a queste parole quelle di Stefania Ciarrocchi, cooordinatrice del centro “Orizzonte”, nato nel 2014 proprio all’interno della cooperativa “Il faro” con lo scopo di offrire un servizio di eccellenza per il trattamento dei disturbi evolutivi: "Come a casa solleverà economicamente le famiglie da una serie di attività che altrimenti sarebbero costate moltissimo sia in termini economici che di forza lavoro”.

Attività che si traducono anche in numerosi laboratori, alcuni dei quali dedicati ad uno dei momenti fondamentali della vita dei bambini: il gioco. Parola allora ad uno dei tanti partner del progetto, Clementoni, nella figura di Tamara Lapucci, responsabile dell’Area Test dell’azienda: "Gestiremo dei laboratori nell’ambito dei quali i bambini utilizzeranno i nostri giocattoli proprio come strumento di terapia; riusciremo a monitorarli, ad osservarli cercando di comprendere quelli che sono i punti di forza o di debolezza dei prodotti che abbiamo già a catalogo e imparando da loro, perché vorremo davvero fornire un aiuto tangibile alle famiglie creando finalmente dei giochi che siano realmente inclusivi e facciano da ponte tra bambini con uno sviluppo tipico e bambini con uno sviluppo atipico per aiutarli a stare insieme".

Il progetto si occuperà anche di sperimentare dispositivi tecnologici in supporto alle terapie attraverso lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale e di un sistema interattivo di presa dati rapido: "Il gioco è una cosa seria e anche i dati lo sono" spiega il Professor Emanuele Frontoni, dell’Università Politecnica delle Marche, un altro tra i partner impegnati in prima linea nel progetto, che continua: "Vogliamo sottolineare che la sperimentazione non può più essere relegata a delle semplici impressioni o ad una misurazione fatta di tanto in tanto o alle esperienze del singolo; la capacità di misurare costituisce essa stessa innovazione e quest’ultima porta poi ad un modello nuovo di supporto a questi processi".

Tra i partner dell’iniziativa anche il Comune di Macerata, in rappresentanza del quale ad esprimersi è il Vicesindaco e Assessore ai Servizi Sociali, Francesca D’Alessandro: "Il Comune ha aderito convintamente al progetto con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’inclusione nella scuola e nel territorio e di offrire alle famiglie consulenza educativa specifica per realizzare interventi di integrazione e di inclusione".


di Sara Schiarizza
redazione@viveremacerata.it





Questo è un articolo pubblicato il 12-01-2021 alle 17:34 sul giornale del 13 gennaio 2021 - 144 letture

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