Montefano: la biografia di Papa Marcello II Cervini

21' di lettura 31/07/2008 - Dal Sindaco di Montefano (MC), dott. Pier Marino Simonetti, riceviamo la biografia di Papa Marcello II Cervini, nato a Montefano nel 1501, primo Papa della Controriforma.

Papa Marcello II (Marcello Cervini)

Marcello Cervini, pur avendo avuto i natali a Montefano per caso, è il più illustre figlio della nostra terra, che egli amò e ricordò sempre e dove ritornò volentieri. Apprendiamo dal Panvinio, uno dei più antichi e autorevoli storici dei Papi, che Marcello II nacque ai sei di Maggio del MDI in Monte Fano della Marca di non oscuro sangue. Nel qual tempo Riccardo suo padre si ritrovava con molta sua lode Vicetesoriero della Marca essendo Legato di quella Provincia il Card. Alessandro Farnese, che fu poi Papa. Onde nacque l\'amicizia e famigliarità molta, ch\'ebbe egli questo Principe.


Essendo a Montefano di passaggio, la moglie di Riccardo, Cassandra Benci, partorì in una stanza del palazzo comunale, e in S. Marcello poco tempo dopo, presente Antonio Ugolino Sinibaldi, Vescovo di Osimo, insieme con molte persone di nobile nascita, viene purificato con il Sacro Battesimo in un affollato e festoso rito. In epoca successiva vennero manifestate delle divergenze sul luogo di nascita di questo Pontefice, dovute al fatto che la sua famiglia era originaria di Montepulciano, in provincia di Siena, e la sua nascita Montefano fu un evento puramente occasionale.


Con il tempo questo equivoco venne chiarito e tutti i biografi sono stati concordi nel confermare le sue origini montefanesi. Anche nella lettera dell\'elezione di Marcello a Pontefice si legge: \"II Papa, benché sia nato a Monte Fano ... pure è da Montepulciano\". Uno dei principali biografi di Marcello II Pietro Pallidori264 asserisce con certezza: \"Natus autem ipse est in oppido Montis Fani Dioecesis Auximanae pridie nonas maii, anno Christi millesimo quingentesimo primo\". A tutto ciò si può aggiungere la testimonianza dello stesso Marcello con la lettera inviata agli abitanti di Montefano.


Durante la sua permanenza nella Marca, Riccardo Cervini abitò con la sua famiglia a Macerata nello storico palazzo De Vico. Dopo la prematura morte della madre, Marcello ricevette la prima educazione dal padre, uomo di profonda cultura, che aveva servito il Papa Innocenzo VIII come \"scrittore della penitenzieria apostolica\". A Castiglione d\'Orcia presso Montepulciano, dove i Cervini possedevano un podere, egli apprese le prime “Nozioni della grammatica, della retorica, della geometria e dell’astronomia, e il padre lo maestrò anche nell’attività pratica della meccanica e dell’agricoltura”. Marcello sapeva conciliare le sue relazioni, coltivate peraltro raramente, con gli studi e con la sua profonda religiosità, e si asteneva quasi completamente dal bere, dal gioco e dai divertimenti.


Per approfondire la sua istruzione il padre lo inviò a Siena,dove studiò dialettica greca e matematica, non trascurando però l\'astronomia, l\'architettura, l\'archeologia, ma soprattutto le materie umanistiche. Il padre lo mandò infine a Roma, dove potè completare i suoi studi ed ebbe l\'opportunità di mettersi in evidenza quando da Papa Clemente VII ricevette l\'incarico di portare a termine con il padre la correzione del calendario. Durante il periodo della sua dimora romana Marcello ebbe occasione di entrare in contatto con i maggiori umanisti del tempo, con i quali disquisiva a pari livello; e quando stava per ottenere un prestigioso incarico in Curia, nel maggio del 1526 fu richiamato dal padre a Siena a causa del diffondersi della peste.


Dopo la morte del padre, avvenuta il 2 aprile 1534, Marcello affidò l\'amministrazione delle sue proprietà ai fratellastri Alessandro e Romolo, figli della seconda moglie di Riccardo, Leonora Egidi Cacciaconti. La sorellastra Cinzia, che sposò appena dodicenne Vincenzo Bellarmino, generò Roberto, il grande cardinale della Compagnia di Gesù, poi santificato e proclamato dottore della Chiesa. Ritornato a Roma, Marcello venne accolto da Paolo III nella corte pontificia, che gli affidò l\'educazione del nipote, il giovane cardinale Alessandro Farnese. Quando questi ebbe la direzione degli affari di Stato, Marcello fu nominato Protonotario, una delle cariche curiali più prestigiose e influenti. Egli aveva conquistato i favori del Cardinale anche grazie alla sua attività letteraria, come la traduzione del De amiciziatia di Cicerone.


Alla fine di agosto 1539 fu eletto Vescovo di Nicastro in Calabria. Allorquando il Farnese venne inviato presso l\'imperatore Carlo V di Spagna e il re Francesco I di Francia per convincerli ad inviare i loro prelati al Concilio, in fase di organizzazione, anche in questo caso Marcello Cervini fu al suo seguito come segretario. E affinchè nelle importanti trattative potesse presentarsi ai monarchi con dignità pari, a quella del Legato, il 19 dicembre 1539 gli venne conferita la porpora cardinalizia con il titolo di S. Croce in Gerusalemme. Appena nominato Cardinale il Cervini ricevette subito incarichi di alta diplomazia e di grandissima importanza. Nel settembre del 1540 gli fu assegnata l\'amministrazione della Diocesi di Reggio Calabria e nella primavera del 1544 quella di Gubbio, che per i suoi molteplici impegni affidò, senza tuttavia trascurarla, ad un Vicario.


Convocato nel 1542 il Concilio di Trento, il Card. Cervini fu uno dei tre Legati Pontifici e, in qualità di secondo presidente, vi svolse una parte importante nella fase iniziale di apertura, quando ebbe come collaboratori i cardinali Giovanni Maria del Monte e Reginaldo Polo, agendo \"con una grande libertà d\'animo nel difender la potestà e autorità Pontificia\". Poi, a causa della grandi responsabilità, il suo fisico cominciò a risentirne, tanto che nel giugno del 1545 si ammalò di nefrite. Durante la difficile situazione sopraggiunta nell\'estate del 1546 a causa dell\'atteggiamento degli imperiali, il Cervini procedette secondo i rigidi punti di vista ecclesiastici. Egli era favorevole al trasferimento del Concilio in un luogo più sicuro; l\'imperatore Carlo V voleva mantenerlo a Trento. Ma il Cervini sostenne in una sua dichiarazione del 10 marzo 1547 che il Concilio dovesse essere trasferito a Bologna, come di fatto avvenne.


Nel settembre 1549 indisse a Gubbio il Sinodo diocesano, dal quale scaturirono numerose disposizioni di notevole importanza sul modo di comportarsi dei sacerdoti e dei religiosi, sul loro vestire, sul come custodire i luoghi e gli arredi sacri. La sua opera instancabile fu così apprezzata, che in segno della loro riconoscenza i cittadini eugubini gli eressero un busto marmoreo. Nel Museo di Arte Sacra della Cattedrale si conserva tutt\'oggi, donato dal Cervini, \"uno splendido piviale di broccato d\'oro con ricami in seta raffiguranti scene della Passione, opera fiamminga rinascimentale\".


Era prevedibile che dopo la morte del Pontefice Paolo III (1549) l\'imperatore Carlo V desiderasse un Papa propenso a continuare il Concilio e a riconvocarlo a Trento; per questo egli era fortemente contrario all\'elezione di Marcello Cervini. Nel conclave si formarono due partiti: l\'imperiale e il francese. Il Cervini, postosi al di sopra delle parti, seguiva la propria coscienza in quanto patrocinatore della riforma ecclesiastica e contrario alle mene politiche. Per questo era anche malvisto dal clero. Dopo molte votazioni senza esito, finalmente l\'8 febbraio 1550 venne eletto il cardinale del Monte, che prese il nome di Giulio III. Nominato da Paolo III bibliotecario della Vaticana con il titolo di Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Protector, Marcello disimpegnò questo delicato incarico, iniziato il 28 ottobre 1548 e riconfermatogli da Giulio III, \"con spirito illuminato e chiara saggezza\".


In questo periodo ci fu una seria disputa tra il grande Michelangelo e il Cervini riguardo la nuova fabbrica di S. Pietro, perché il Buonarroti non voleva mostrare \"i segreti della sua officina\". Lo stesso Pontefice Giulio III comunicò al Maestro le perplessità del Comitato della fabbrica, in particolare dei cardinali Salviati e Cervini, per la cattiva illuminazione dell\'abside. Michelangelo chiese alla sua maniera una riunione con i deputati della fabbrica, venendo così ad un\'animata discussione con il cardinale Cervini, dichiaratosi autore dell\'osservazione. Nel febbraio del 1551 Marcello Cervini era membro con altri sei cardinali dell\'Inquisizione romana, e dal 1550 al 1555 fu protettore dell\'Ordine religioso dei Servi di Maria, compito esercitato non solamente come carica onorifica, ma con quello zelo che gli era da tutti riconosciuto. Trattò in questo periodo anche questioni di una certa gravita riguardanti proprio l\'Ordine dei Serviti.


Il 19 settembre 1554 il domenicano Michele Ghislesi, commissario generale dell\'Inquisizione, inviò al Cervini una lista contenente sedici nominativi di Servi di Maria che avevano tenuto prediche luterane, e da una sentenza del tribunale della Fede di Bologna si ricava quanto spesso venissero allora accertate opinioni ereticali di appartenenti a quest\'Ordine. Fu invece estremamente severo con i Benedettini-Silvestrini, congregazione fondata nel XIII secolo dall\'osimano S. Silvestro Gozzolini: \"Odiava la Religione [= Congregazione Silvestrina] per essersi già in minoribus [cioè quando era ancora semplice chierico] molto scandalizzato d\'un monaco di Montepulciano chiamato D. Gabriele, e perciò persuadendosi che fossero così gli altri ... pensava di purgarla di quante persone obscene e infami vi erano\". Certamente ci saranno state delle valide ragioni per giustificare questo suo comportamento.


Il Card. Marcello Cervini voleva mettere i Gesuiti in S. Benedetto di Fabriano e i Cappuccini in S. Silvestro. \"Se ciò che era nelle intenzioni del Cervini avesse avuto seguito, la Congregazione Silvestrina forse si sarebbe estinta, poiché S. Benedetto in Fabriano e S. Silvestro in Montefano erano i suoi due monasteri più importanti\". Sotto il pontificato di Giulio III il Cervini non accettò nessun nuovo incarico, perché essendo egli \"di grave vita e costumi\", poco lo soddisfece il comportamento politico e religioso di questo Pontefice, e non osando biasimarlo, se ne andò \"al buon aere di Agubio\" dove era ancora Vescovo. Riordinate le cose di Gubbio, venne a Montefano essendo convalescente da una nuova malattia causata dai rigori dell\'inverno.


Qui in breve guarì completamente grazie ai benefici dell\'aria temperata che \"gli soccorreva il corpo ammalato\". Di queste sue visite a Montefano ci da conferma anche Monaldo Leopardi, il quale riporta una lettera del 17 marzo 1555 dove si legge pure che \"Alessandro Cervini suo fratello, che spesso dimorò e presentemente vi abita con la sua famiglia, ottenga la cittadinanza montefanese insieme con i suoi familiari\". Da Montefano, dove Marcello dimorava liberamente, si recava di frequente a visitare, data la vicinanza, la Basilica di Loreto e spesso, preferibilmente di sabato, vi celebrava la S. Messa. Egli era solito affermare che \"tanta è la dignità e la santità del Tempio Lauretano che nessuno dovrebbe entrarvi se non prima di avere espiato con il sacramento della Confessione i suoi peccati ed avere indossato il cilicio\".


Essendo nel frattempo deceduto Giulio III (23 marzo 1555), il 5 aprile i cardinali si riunirono in Conclave per eleggere il nuovo Pontefice, e il 9 aprile risultò eletto Marcello Cervini, che assunse il nome di Marcello II. Verso le sette di sera, dopo che la campana aveva suonato l\'Ave Maria e tutti i cardinali avevano recitato l\'Angelus, Marcello dichiarò in lingua latina di accettare l\'elezione benché non si ritenesse degno della tiara e le sue forze difficilmente potevano sopportare tanta responsabilità. Lo scrutinio di conferma ebbe luogo tra le ore nove e le dieci del 10 aprile. Il nuovo Pontefice non volle cambiare il suo nome di battesimo per venerazione del lontano omonimo predecessore S. Marcello I (307-309), al quale i montefanesi avevano intitolato sia la chiesa, poi demolita, sia il borgo tutt\'oggi esistente. Era comunemente nota la semplicità di vita del nuovo eletto: non aveva mai partecipato a lussuosi banchetti, a feste o manifestazioni mondane.


Disapprovava la licenza del clero, il girovagare dei monaci, perseguitava i sospetti di eresia e aveva sempre sostenuto l\'opera della Riforma. Dio nella sua misericordia lo aveva donato alla Chiesa \"tanto da potersi ora sperare l\'abolizione di innumerevoli abusi\". Fin dal principio del suo Pontificato egli fece applicare la Riforma cattolica. Al termine dello scrutinio vi fu prima la sua consacrazione a Vescovo di Roma, poi l\'incoronazione in S. Pietro, che venne affrettata per consentirgli di celebrare le funzioni, già iniziate, della Settimana Santa. Tutti i Papi del Rinascimento avevano trasformato le abituali solennità della incoronazione in festose e dispendiose cerimonie. Marcello considerava tutto questo uno sperpero inutile, e volle così ricevere la tiara con semplicità apostolica.


Riguardo alla Settimana Santa proibì persino le grandi dimostrazioni di gioia, il tuono del cannone da Castel S. Angelo ed i fuochi artificiali tanto cari ai romani, destinando la metà della somma risparmiata alle necessità della S. Sede e l\'altra metà ai bisognosi. Era consuetudine che il neo eletto concedesse con magnanimità ai cardinali presenti al Conclave tutte le richieste di privilegi e grazie. Quando quelle petizioni furono sottoposte alla firma di Marcello II egli fece osservare che non voleva andare contro lo spirito della Riforma e che soltanto dopo averci pensato bene avrebbe concesso tutto quello che fosse giusto.


Prima che si facessero nuove spese volle conoscere le condizioni finanziarie della Santa Sede e, quando seppe della cattiva situazione, decise di limitare al massimo le spese per la sua corte. Fin dai primi giorni del suo pontificato pretese da tutti i vescovi l\'obbligo della residenza. Ordinò pure che gli ebrei e le prostitute dovessero venire confinati in un angolo della città al di là del Tevere inoltre, gli ebrei avrebbero dovuto portare un berretto giallo e le prostitute, se sposate, sarebbero dovute tornare dai loro mariti, mentre le altre essere rinchiuse in convento. La domenica di Pasqua il Papa tenne il pontificale in S. Pietro distribuendo la santa Comunione ai cardinali e alle altre personalità presenti. C\'era un\'antica usanza che in tale solennità si gettassero monete al popolo radunato in piazza S. Pietro; ma avendo un sostenitore della Riforma cattolica fatto osservare che sarebbe stata cosa più gradita al Signore se quel denaro fosse stato impiegato in opere di carità, Marcello II accolse la proposta e l\'usanza del popolo che si accapigliava perpochi soldi venne abolita. Anche il comportamento nei confronti dei numerosi familiari fu rigorosamente coerente con i suoi principi.


Il ricordo degli eccessi dei Papi del Rinascimento a questo riguardo era così vivo, che molti temevano il perpetuarsi della triste piaga del nepotismo. Questi timori crebbero quando Marcello, solo per la sua personale sicurezza, affidò importanti incarichi a due membri della sua famiglia: il nipote Giovanni Battista fu nominato castellano di Castel S. Angelo e Biagio Cervini, altro nipote, comandante della guardia del Vaticano. Ma l\'opinione che sarebbe cominciato un altro governo nepotistico fu subito completamente sfatata. Marcello fece scrivere a Montepulciano che né suo fratello Alessandro né altri parenti si permettessero di venire a Roma, pena la totale disgrazia.


Per ciò che riguarda il contegno di Papa Marcello nelle grandi questioni politiche, egli volle sempre stare al di sopra delle parti esortando tutti alla pace. In tal senso egli si espresse subito con gli ambasciatori presso la Santa Sede e nei Brevi con i quali annunciò la sua elezione ai regnanti e agli altri principi cristiani, \"non dovendo egli come padre comune di tutti i popoli cristiani darsi ad aspirazioni di partiti ed ancor meno accedere a progetti di guerra. Più volte egli dichiarò che tanti principi cristiani erano stati protetti dai loro nemici meglio dal segno della croce che dalle armi\". Nell\'attuazione dei suoi progetti di riforma Marcello II preferiva servirsi specialmente dei Gesuiti, seguaci del suo amico Ignazio di Loyola.


Quando la fama delle virtù e della santità di questo Pontefice cominciava a diffondersi per tutto il mondo cristiano, a Roma gli amici della Riforma erano in apprensione per la sua salute. Fin dalla prima giovinezza Marcello era stato di salute cagionevole e la gracilità del suo fisico non era certamente predisposto ad affrontare enormi responsabilità ed una vita molto attiva.


Il 19 aprile si ammalò; aveva molto catarro con tosse e febbre. Il 21, sentendosi meglio, riprese ad occuparsi degli affari più urgenti della Chiesa. Il 26 aprile ebbe la forza di dettare un Breve indirizzato ai Montefanesi: \"Diletti figli, ci è stata sempre molto cara, quando eravamo ancora fanciulli, questa città, giacché conoscevamo il suolo patrio nel quali siamo nati, e vi abbiamo sempre pensato con una benevolenza particolare. Perciò, dopo essere stati eletti per divina clemenza al Soglio Pontificio, pensiamo di manifestarvi un qualche segno di questo nostro affetto e disposizione d\'animo verso di voi. Dunque di nostra volontà e a ragion veduta con la presente vi rimettiamo e condoniamo, con il nostro beneplacito, quella somma di denaro che in ragione del sussidio triennale pagate abitualmente ogni anno alla Camera Apostolica, ed inoltre ogni altra tassa ed onere reale che versate al Tesoriere della nostra Provincia della Marca. Tuttavia questa esenzione dalle gabelle è stabilita in modo tale che siate assolutamente tenuti ad impegnare tutto quel denaro per il restauro del vostro Palazzo comunale, per l\'ornamento ed il bene comune della città, e ad incaricare uomini adatti con l\'obbligo di tenere sotto controllo la cifra messa a disposizione e di renderne conto ad ogni nostra richiesta. Comandiamo sia allo stesso Tesoriere quanto agli altri ministri e subalterni della predetta Camera di non importunarvi in alcun modo contravvenendo allo spirito di questa nostra lettera, ma ingiungiamo loro di rispettarne il contenuto in modo inviolabile, senza che i contrari, chiunque essi siano, sollevino opposizione alcuna. Da Roma, 26 aprile 1555, anno primo del nostro Pontificato\".


Nell\'applicazione pratica di questo Breve dunque una parte delle gabelle condonate venne destinata alla costruzione del Palazzo comunale, il resto fu a totale beneficio della popolazione. Il 30 aprile Marcello II si aggravò nuovamente e all\'alba del 1° maggio rese l\'anima a Dio, dopo soli 22 giorni di Pontificato e all\'età di 54 anni. L\'improvvisa scomparsa di un così grande uomo destò profonda impressione ovunque. L\'imperatore Carlo V, il re di Francia, tutti i potenti furono colpiti dal grave lutto della cristianità, ma soprattutto quelli che lo avevano seguito nella strada della riforma si sentirono privati di una guida sicura e forte, perché, nonostante la brevità del suo governo, egli fu considerato il primo Papa della Riforma cattolica.


Marcello II era vissuto in semplicità apostolica, e così fu anche sepolto. Senza alcuno sfarzo i canonici di S. Pietro portarono il suo corpo nella Basilica, dove gli fu eretto un modesto sepolcro. Nell\'autunno del 1606, con la ricostruzione della Basilica sotto Paolo V, i suoi resti furono trasferiti nelle grotte vaticane in una tomba recante la semplice scritta: MARCELLUS PAPA II. Il poeta Fausto Sabeo lo ricordava con due versi latini che, tradotti, recitano: \"Dovunque tu giaccia, sempre sarai celebrato; non è il sepolcro ad onorare le tue ceneri, ma son queste che rendono onorato il luogo della tua sepoltura\". Riguardo alla presenza fisica di Papa Marcello sappiamo che \"si ornava modestamente il corpo, era di grazioso aspetto, e aveva i capelli biondetti, le ciglia dispari, perché n\'era uno alquanto più alto dell\'altro\".


Nella Galleria Borghese di Roma è conservato un magnifico ritratto del pittore Pontormo, un secondo è nella Biblioteca Vaticana. Nel Duomo di Napoli si trova un ritratto del Vasari, un altro nella sala del Concilio del castello di Caprarola, un altro ancora nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Nel Duomo di Siena esiste una statua in marmo che mostra il Papa seduto e benedicente. Sono rarissime le medaglie e le monete. Durante il suo Pontificato la zecca di Ancona emise un Giulio d\'argento con impresso il nome di Marcello II. Questa moneta, del peso di gr. 3,354, recava da una parte la scritta Marcel. Pont. Max., e dall\'altra S. Petrus Ancona.. Montefano onorò questo suo figlio soltanto molti anni dopo la sua morte. Quando si decise di ricostruire la Torre civica, furono tolte due lapidi, una delle quali recava questa iscrizione del 1642 dedicata a Papa Marcello:

D. O. M.

MARCELLO II PONT. MAX. IN PUB. MON. FANI PALATIO

NATO ET EDUCATO

CIVES HOC PERPETUUM

EREXERUNT MONUMENTUM

ANNO DOMINI

MDCXLII.

Quando fu restaurato il Palazzo Comunale, nella porta di levante fu collocato un busto, con altri stemmi di cardinali protettori. Sotto il monumento del Pontefice benedicente compare la scritta:

D. O. M.

MARCELLO II PONT. MAX.

QUOD HUIC NATALIS SUI LOCO

GRAVIORIBUS TRIBUTIS REMISSIS

MAIORIS MUNIFICENTIAE OPINIONEM PRAE PROPERE MORIENS

RELIQUERIT

S. P. Q. MONSFANENSIS PUBLICIS AEDIBUS INSTAURATO

AN. MDCCLXIV PP.

Tolto nel 1860 dal restaurato Palazzo Comunale, dopo una lunga e dimenticata permanenza in un magazzino comunale, finalmente nel 1957 il busto ha riacquistato la giusta collocazione nel loggiato del medesimo Palazzo. Nel convento di S. Filippo si trova una tela ad olio, datata 1823, di discreta fattura, che reca la scritta:

MARCELLO II PONT. MAX.

QUI ROCCE IN OPPIDO MONTIS FANI ORTUM HABUIT MUNICIPES PROCURANTE PREFECTO

PACIFICO PERUGINIO ANNO DOMINI MDCCCXXXII.

Marcello II dagli amanti della musica sacra è ricordato soprattutto per la splendida Missa Papae Marcelli, che Giovanni Pierluigi da Palestrina gli dedicò dopo la sua morte. Tutto il mondo guardava con speranza a questo Vicario di Cristo, aspettando le sue riforme e i suoi insegnamenti. La sua morte precoce lasciò costernata la comunità cristiana, e fece ricordare una frase di Virgilio: \"II destino lo volle solo far conoscere al mondo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 01 agosto 2008 - 1517 letture

In questo articolo si parla di chiesa, cultura, religione, confraternite delle marche





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