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La grande fuga...

chiesa San Filippo Macerata 2' di lettura 08/02/2009 -

Non c\'è dubbio che, tra i vari indicatori della diaspora dal centro storico di Macerata verso le periferie, rientrano a pieno titolo la chiusura dei vari istituti religiosi e degli edifici di culto, visto che dopo le suore \"Giuseppine\" di vicolo Tornabuoni sono state deportate anche le \"Monachette\" del convento annesso alla chiesa del Corpus Domini.



Il problema non è legato alla diminuzione delle vocazioni, quanto alla mancanza di bambini e di altri servizi sociali ormai inutili per mancanza di residenti. Insomma dopo che gli appartamenti dei palazzi sono stati pervicacemente svuotati dei residenti per far posto a musei, chiese e conventi, chiudono i portoni e i negozi abbassano le serrande.


E che dire della chiesa di san Filippo, ormai ridotta a ricovero di piccioni, unico edificio religioso veramente danneggiato dal terremoto del 1997 e d\'allora chiuso perché inagibile? E\' singolare comunque che in base al piano dei beni culturali, redatto dal vice commissario delegato al terremoto e dal dirigente del Centro regionale beni culturali, e mai messo in discussione, la chiesa di san Giovanni risulta al numero 1075 mentre quella di san Filippo figura soltanto al numero 1330 dello stesso elenco, dopo il Teatro romano che sta al numero 1309 e il cui stato venne rilevato da Antonio da Sangallo di passaggio per Loreto, dove era impegnato nella costruzione della cupola della basilica..


Insomma al danno si aggiunge la beffa! A meno che i redattori abbiano dato priorità all\'edificio romano, in quanto rientrante nella legge sulla ricostruzione dei danni…di guerra. Dalla devastazione di Attila a quella di Alarico, alla guerra tra Goti e Bizantini anche se la distruzione di Ricina e del suo teatro è ascrivibile al detto: quod non fecerunt barbari…


   

da Gabor Bonifazi
architetto






Questo è un articolo pubblicato il 08-02-2009 alle 16:59 sul giornale del 09 febbraio 2009 - 1023 letture

In questo articolo si parla di cultura, macerata, gabor bonifazi, architetto


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