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Tolentino: De Andrè, ricordato nelle parole del suo batterista

Fabrizio de' Andrè 3' di lettura 10/02/2009 - Domenica 8 febbraio a Tolentino teatro tutto esaurito per un tributo a Fabrizio De Andrè.

Ospite d\'eccezione il batterista Ellade Bandini, che ha accompagnato De Andrè in tutti i suoi concerti, a cui chiediamo di spiegarci il motivo di questo grande successo, nonostante siano trascorsi 10 anni dalla sua morte: \"De Andrè è grande di suo. Sono le cose che stanno succedendo in giro richiedono la presenza di uno come Fabrizio De Andrè. Purtroppo ancora non è venuto fuori qualcuno che abbia una voce così importante nel mettere in piazza quello che sta succedendo. E\' un personaggio che, purtroppo, non andrà mai \'fuori moda\'. La cosa che impressiona è lo spessore artistico di Fabrizio De Andrè. Aveva una facilità di scrittura a livello poetico ed una sintesi musicale nel metter insieme le due arti. Quando voleva si faceva capire a tutti; quando invece era \'incazzato\' rendeva la canzone meno capibile come \'La domenica delle salme\', dove uno doveva concentrarsi per capire cosa voleva dire. Oggi una persona non deve essere disattenta a ciò che sta succedendo o a quello che è successo. Lui scriveva testi molto elaborati e difficili come lettura\".


Cosa vuol dire per un musicista essere partecipe ai concerti di Fabrizio De Andrè?

\"Ti racconto le cose di Fabrizio, che mi ricordo. Le cose belle di Fabrizio sono quelle che non si ricordano pubblicamente. I miei ricordi sono quelli prima e dopo il concerto. Lui arrivava sempre prima di tutti. Lui arrivava tranquillamente, veniva da noi e ci abbracciava. Mi ricordo il profumo del suo dopobarba, molto antico di quelli che usavano i barbieri di un tempo. Lui aveva la bella abitudine -non era snobbismo- di abbracciare e di darti il \'bacino\' sulla guancia. Mi ricordo quando entrava nel camerino, ti aspettava, si tirava su i capelli, poi andava fuori un secondo a guardare se in giro c\'era qualcuno; poi rientrava dentro, accendeva una sigaretta, si guardava nello specchio… Questo era Fabrizio De Andrè, quello che mi manca tantissimo! Artisticamente, quando salivi sul palco ed il sipario era ancora chiuso e lui arrivava con la sua \'tossettina\' costantemente presente sia prima, dopo e durante il concerto e poi… partiva l\'introduzione di \'Creuza de ma\', che apriva il concerto e lì veniva fuori una magia incredibile. La tensione era sempre molto alta, voluta da lui, in tutti i concerti indistintamente. Lui ha tenuto sempre alta la tensione con la sua scontentezza e la sua insoddisfazione -a volte io gli ho detto che era una scusa: hai questo carattere per portare i nervi a fior di pelle, perché quando un musicista ha i nervi a fior di pelle l\'attenzione aumenta. Se la tensione si sente il concerto va diritto. Poi sappiamo tutti il carattere che aveva; non era un santo. Però da quello che posso aver sperimentato… Oggi arrivando a Tolentino ho visto un cielo, che cambiava continuamente di umore. Prima c\'era un bellissimo sole, poi all\'improvviso si è subito annuvolato. Quindi un continuo e costante cambiamento di umore come ce l\'aveva Fabrizio. Ma sotto a queste nuvole che passavano ho ritrovato l\'umore scontroso e variabile di Fabrizio, che però nascondeva una grandissima sensibilità\".


   

da Simone Baroncia




Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2009 alle 18:46 sul giornale del 10 febbraio 2009 - 892 letture

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