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Testamento biologico: serve una riflessione

scrivere 4' di lettura 12/02/2009 - Nel corso dei secoli il pensiero filosofico si è speso intorno al problema del relativismo della conoscenza umana, assumendo le posizioni più disparate e contrastanti ma tutte riflettenti la difficoltà di coniugare un sistema di conoscenza e di valori universalmente definibili .

Dai tempi dell\'Antichità in cui si insegnava nelle scuole di pensiero che \'L\'Uomo è la misura di tutte le cose\', presupponendo l\'impossibilità di pervenire ad una verità oggettiva sino ad arrivare ai tempi più recenti ove il dibattito si è incentrato intorno al relativismo che sostiene la relatività o la precarietà di ogni cultura, non credo si siano compiuti dei sostanziali passi in avanti . Tale ultimo pensiero filososfico constata che le diversità culturali,di razza, di lingua, di ceto sociale, fanno si che tutto ciò che scaturisce dal pensiero umano rimanga relegato nel limite della sua stessa relatività. Anche intorno alla scienza e alle sue conquiste si è posto il problema se la stessa , pur rappresentando dei punti fermi , non sia pur sempre relativa rispetto all\'Assoluto su cui indaga . Ma se tutto il nostro pensiero è relativo dove si nasconde quell\'ASSOLUTO che comunque noi sentiamo che sembra faccia parte della nostra esistenza .


L\'Assoluto è nella nostra stessa materia , è negli stessi esseri esistenti, nel loro movimento come molti pensatori sostengono ; è nella nostra coscienza di uomini o è nello spirito di ciascuno di noi come insegna la dottrina religiosa Cristiana quando, per esempio, esprime per tutti – credenti e non credenti - il comando categorico \' Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te \' o quello più carismatico \' Ama il prossimo tuo... Si potrebbe dire che nell\'ambito dello stesso relativismo che sembra misurare provvisoriamente e positivamente tutte le cose è,in realtà, presente anche quell\'Assoluto che come un filo conduttore sembra guidare ed animare la nostra esistenza . E la Religione si inserisce in quel percorso umano ed intellettuale tendente a riscoprire ogni giorno il valore dell\'Assoluto. E che dire quando si spiega che il Perdono del Dio Cristiano che , pur capace di alzare un velo di pietà anche difronte alla uccisione della carne , giammai potrà avvenire altrettanto difronte alla uccisione dello spirito del proprio simile ? E la stessa Giustizia terrena come si pone difronte al senso di Giustizia di cui è intrisa la nostra coscienza ed il nostro senso di Assoluto ? E\' tutto spiegabile in termini relativi praticando le più incomprensibili ingiustizie o ideozie o vi è un Assoluto che dobbiamo costantemenete interrogare ? . Si insegna, ma è evidente, che prima di un diritto che fissi le regole scritte della convivenza , vi è un diritto naturale che nei secoli si è sempre fatto strada e si è sempre interrogato davanti alla propria vita e alla vita di ogni altro essere . L\'Assoluto ovviamente non è nelle nostre false e miserevoli credenze , nelle nostre utopie, nelle nostre faziose ideologie o presunzioni di uomini minimi a noi stessi ; anzi queste allontanano e comprimono quell\' Assoluto che interroga sempre la nostra coscienza naturale e la coscienza degli altri esseri .


Ovviamente il nostro pensiero o il nostro relativismo si deve fermare dinanzi all\'Assoluto della Vita di un altro essere o all\'Assoluto della nostra stessa vita anche quando questa vita c\'è ma sembra una vita non pienamnete vissuta o non cosciente . Anche quando una vita sta per andarsene tra sofferenze ,nessuno potrebbe , almeno teoricamente , essere in grado di decidere ; il nostro pensiero relativo si trova necessariamente arenato e fermo dinanzi all\'Assoluto dell\'Essere e non vi è risposta valida che possa tenere da qualunque parte essa provenga . Il testamento biologico appare un espediente miserevole e riduttivo rispetto ad un problema etico e morale di vasta portata e che interroga la nostra coscienza .E\' un espediente che in ogni caso trova il suo limite nella sua stessa nullità giuridica : nessuno potrebbe decidere, infatti ,su un diritto indisponibile come la propria vita o la propria morte .


La soluzione del problema va ricercata – forse - ponendoci in una prospettiva di pensiero diversa da quella contingente, interrogando ogni volta quell\'Essere superiore che è nella nostra coscienza e nella coscienza di coloro che con noi hanno avuto ed hanno una relazione affettiva e vincoli di sangue . Appare coerente con il nostro pensiero che la decisione sull\'esito della vita in determinate circostanze sia rimessa, caso per caso , alla coscienza e alla sensibilità dei più stretti congiunti e nell\'ausilio della scienza che insieme, interrogando se stesse, saranno anche in grado di trovare quelle risposte che provengono da un Essere Infinito.


   

da Avv.Giuseppe Pigliapoco




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-02-2009 alle 20:07 sul giornale del 12 febbraio 2009 - 791 letture

In questo articolo si parla di attualità, letteratura, macerata, giuseppe pigliapoco e piace a PIGLIAPOCO


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