Corridonia: restauro integrale della decorazione parietale raffigurante \'Mussolini a cavallo\'

cimasa 2' di lettura 22/03/2009 - C’è chi rimpiange la dignità perduta e chi cerca in tutti i modi di negarla. Probabilmente entrambi, seppur con motivazioni diverse, hanno ragione. Non c’è bisogno di scomodare Alessandro Manzoni che nell’ode “Il 5 maggio”, dedicata a Napoleone, rimandò ai posteri l’ardua sentenza, cioè il giudizio sull’Imperatore: “noi chiniam la testa al Massimo Fattor”.

Credo che con questo spirito vada inquadrato il dibattito scaturito intorno al restauro integrale della decorazione parietale raffigurante “Mussolini a cavallo”, sepolta per tanti anni sotto un velo di tinteggiatura rullata a finti conci travertino, nella sala consiliare di Corridonia. Quel dipinto con su scritto “Noi tireremo diritto” conserva in sé, oltre al valore artistico, un raro caso in cui un’epigrafe viene utilizzata in un interno, testimonianza simbolica che la sala della massima assise venne concepita aperta verso l’esterno. Infatti è la prima volta che troviamo in un interno l’espressione “Noi tireremo diritto”, che campeggia sopra il Duce, ripresa da un discorso di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia dell’8 settembre 1935 (cfr. Ariberto Segalà, I muri del duce, Gardolo (TN), 2001.).


Inoltre in merito a Guglielmo Ciarlantini, l’autore del dipinto, vale la pena ricordare che in quel periodo insegnava alla “Regia scuola professionale di tirocinio” (Istituto d’arte) Pittura decorativa, Storia dell’arte e Disegno professionale e che era stato allievo di Adolfo De Carolis. Quindi nessuna paura di riprendere il dipinto in maniera integrale in quanto, essendo disponibile nell’archivio Balelli una gran quantità di documentazione fotografica, sarebbe uno scempio lasciare delle lacune per uno strano senso del pudore.


Una vera e propria censura che non è stata mai praticata a San Severino, dove nel gabinetto del sindaco ancora si trovano nelle cimase sovrastanti le porte fasci e iscrizioni alquanto simbolici: “Fascis Unum” e “Italia Omnis”. Tanti simboli del periodo fascista continuano a resistere nonostante la damnatio memoriae: al Catasto di Macerata (ex Casa del Fascio), oltre ai fasci sulla lanterna si trovano le inferriate con la sigla Pnf (Partito nazionale fascista). E addirittura sul timpano della chiesa di San Lorenzo di Treia resiste una croce celtica, inserita nel corso del restauro degli anni ’30 del Fammilume.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-03-2009 alle 18:05 sul giornale del 23 marzo 2009 - 1002 letture

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