La damigiana di Gigli

beniamino gigli 1' di lettura 29/03/2009 - Non c’è dubbio che il tenore Beniamino Gigli fosse un gran compagnone che amava le allegre brigate e soprattutto la sua gente, quel popolo cui non aveva mai dimenticato di appartenere.

Ora che le celebrazioni dei cinquant’anni dalla morte sono terminate, tra frizzi e lazzi com’è costume dei nostri tempi, ci piace ricordare che la simbolica tomba piramidale non è stata ancora restaurata. Vogliamo inoltre citare un aneddoto che ben ci descrive il personaggio e che viene riportato da alcuni storici in una pubblicazione passata inosservata: “Castelnuovo tra 800 e 900”.


Tra i vari aspetti di questo importante borgo di Recanati verso la strada di Montefano, nel capitolo “Le osterie di Castelnuovo”, si legge che vi erano un gran numero di cantine e che quella di Roberto Scorcella, detto “Chiappò”, era famosa per quattro specialità culinarie: le tagliatelle al sugo, la cacciagione allo spiedo e in salmì e le lumache.


Ad ogni modo deve essere stata quella preferita da Beniamino Gigli, tanto che ogni volta che tornava da una tournèe al suo borgo natio faceva mettere una damigiana di vino davanti alla porta dell’osteria, così come ancora ricordano diversi anziani. Un segnale evidente per dire che era tornato e che i suoi compaesani avrebbero potuto bere a garganella alla sua salute. Una curiosità lontana dai nostri tempi di aperitivi e di apparizioni a tarallucci e vino.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-03-2009 alle 15:59 sul giornale del 30 marzo 2009 - 822 letture

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