Pollenza: la fine dell\'Osteria del Chienti

osteria del chienti 2' di lettura 06/06/2009 - Sulla fine dell’Osteria del Chienti colpisce l’indifferenza, il pressappochismo e l’improvvisazione. Siamo alle comiche finali, all’ultimo atto di una sequela di vicende complesse e contraddittorie che vedono al centro la salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali: a San Severino hanno vincolato un cesso, a Macerata stanno sul punto di rimuovere la lapide di Vittorio Emanuele II per rinstallare il cucù sulla torre civica, a Corridonia non troveranno mai il coraggio di restaurare quel ciclo pittorico con tanto di Mussolini a cavallo.

Era inevitabile che a Pollenza demolissero le tracce, la memoria storica di una vecchia osteria. E ritengo che il rimedio non potrà che essere peggiore del male. Infatti sarà sciocco ricostruire una quinta scenica in ricordo del manufatto infrastrutturale, che qualcuno fa risalire al ‘500 e al ‘700 ma che probabilmente era molto più recente, anche perchè in quei secoli c’era un’osteria al Castello della Rancia. Infatti non figura nella piantina conservata al “Museo del trotto” dove sono indicate le stazioni di posta, autogrill dei tempi andati, e risulta che lungo il “Viaggio da Ancona a Roma” se ne trovavano ben 22.

Un documento curioso che riporta ad avventurosi viaggi settecenteschi, effettuati su strade polverose. Storie di intrepidi cocchieri, diligenze, rimesse, cambi di cavalli, locande e naturalmente osterie da guida Michelin. Ed ecco le tappe che interessavano quel tratto di strada della nostra provincia a partire da Loreto, che in quel tempo era una villa di Recanati: Recanati, Sambucheto, Macerata, Tolentino (S. Severino), Valcimarra, Cappuccini (Sfercia?), La Trave (Ponte la Trave), S. Bartolo (Gelagna?) e Serravalle. Poi, quando arrivò la superstrada, la Val di Chienti finì per perdere la sua importanza. Nonostante tutto a Valcimarra rimane ancora leggibile l’edificio, ora di proprietà Carloni, dove si trovava la stazione di posta dei cavalli annessa alla Locanda san Giorgio, luogo in cui nel 1743 soggiornò il grande libertino Giacomo Casanova.

Tornando alla nostra osteria, nel foglio dell’Istituto Geografico Militare del 1892 non c’è traccia dell’edificio, a differenza dell’Osteria di Sforzacosta, e il bivio è indicato sia come Stazione di Pollenza che Passo Pollenza. La datazione precisa sfugge a Sabrina Ricciardi (vedi P. PERSI/ S. RICCIARDI, Pollenza e le sue ville, Tip. San Giuseppe, Pollenza, 1998) e dell’osteria non ne fa menzione Roberto Massi Gentiloni Silveri (cfr. R. MASSI, Leggende, uomini e streghe nella Valle del Chienti, GL/ Tipografia, Urbisaglia, s.d.), che nel libretto riporta altre osterie: la locanda San Giorgio e l’osteria della F… Insomma sarebbe interessante conoscere almeno la data di chiusura di questo manufatto infrastrutturale, una volta chiamato Osteria di Monte Milone.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-06-2009 alle 18:05 sul giornale del 06 giugno 2009 - 925 letture

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