Da Macerata a Copenaghen: presidio comunicativo verso le giornate di contestazione

2' di lettura 07/12/2009 - Siamo alla vigilia della più grande Conferenza Onu sui cambiamenti climatici (COP15), che si svolgerà dal 7 al 18 dicembre a Copenhagen e che tanta attenzione ha suscitato a livello globale.

Formalmente la discussione interna al summit si baserà sulla riduzione delle quote di emissioni di CO2. Realisticamente non siamo piú vicini a questo obiettivo di quanto non lo fossimo quando i negoziati iniziarono, 15 anni fa: il compromesso che si annuncia esclude qualsiasi impegno concreto nel medio periodo, sottoscrivendo una generica dichiarazione d’intenti per il 2050 unicamente per evitare il fallimento.

Ma quello di Copenhagen non sarà un vertice di potenti come tanti ne abbiamo visti in questi anni, bensì un evento di portata storica, un enorme spazio pubblico, attraversato da dubbi e certezze, conflitti reali tra interessi contrapposti: un evento che metterà al centro la questione ecologica nel dibattito globale sulla crisi. Sarà il definitivo riconoscimento che la nostra è l’epoca della precarietà della vita, la vita tutta, quella dell\'umanità come quella della biosfera. Una vita intesa come bios, come dimensione dove non possiamo più distinguere artificiale e naturale, che stanno insieme nella complessità del rapporto tra uomo e natura.

Un bios che è precario in sé, perchè esposto ad una crisi eco-sistemica, ai rischi del riscaldamento globale come alle conseguenze della crisi economica e finanziaria. Una precarietà che il sistema capitalistico neoliberista impone nelle nuove forme di appropriazione e sfruttamento, del lavoro dell\'uomo, materiale e immateriale, come delle risorse ambientali e naturali. Un sistema che vuole controllare e brevettare: lo fa con le forme di vita come con la comunicazione, i saperi e le tecnologie che nascono dalla cooperazione sociale. La crisi più generale ha il suo epicentro in quella ecologica: ciò che è in gioco è la vita stessa, il controllo e la proprietà su ciò che esiste e si produce.

Da una parte c\'è chi vuole continuare a trarvi profitto.

Dall\'altra c\'è chi si batte per affermare che le risorse naturali come i prodotti della cooperazione umana, non sono né privati né pubblici, ma beni comuni dell\'umanità.

Noi saremo a Copenhagen per partecipare alle giornate di mobilitazione al fianco dei movimenti sociali, le reti ambientaliste, le comunità indigene che arriveranno da tutto il mondo per difendere ciò che è comune dai dispositivi globali di sfruttamento, comando e controllo. Per riprenderci il diritto di decidere sul nostro futuro e sul futuro della nostra terra.

System Change! Not Climate Change!

Csa Sisma

Ambasciata dei Diritti

Associazione Ya Basta








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-12-2009 alle 18:20 sul giornale del 09 dicembre 2009 - 1089 letture

In questo articolo si parla di clima, attualità, macerata, glomeda comunicazione, Conferenza Onu, copenaghen





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