Silenzi sulla decisione del Comune di Montecosaro di vendere le proprie azioni Acom

giulio silenzi 2' di lettura 14/09/2010 -

La Provincia di Macerata a fine luglio, con una lettera a firma del segretario generale Marchigiani e indirizzata al sindaco di Montecosaro Cardinali, in risposta alla volontà del Comune di Montecosaro di avviare la procedura di vendita della partecipazione azionaria all’interno di Acom spa, ha diffidato l’Amministrazione Comunale di Montecosaro dal compiere atti “in violazione dello statuto dell’Acom che si rivelerebbero gravemente dannosi per il patrimonio della Provincia di Macerata e degli altri soci pubblici (Università di Camerino e Comune di Tolentino)”.



Sempre nella lettera di diffida la Provincia aveva fatto presente che “bisognava arrivare alla sottoscrizione di un accordo parasociale tra tutte le parti pubbliche e solo contestualmente si poteva procedere all’eliminazione del vincolo”. Alla luce di questa documentazione, che non ha sortito alcun effetto, appare ancora più grave la decisione unilaterale del Comune di Montecosaro di vendere le proprie azioni Acom, vendita che di fatto aprirebbe la strada alla privatizzazione dell’Acom stessa qualora si modificasse lo statuto. Ancora più sconcertante ed ingiustificabile poi, la convocazione per oggi (mercoledì 15 settembre) dell’assemblea straordinaria dell’Acom con all’ordine del giorno la modifica di ben nove articoli dello statuto e dove la decisione più rilevante riguarda la soppressione del terzo comma dell’articolo 6 laddove si prevede il vincolo della maggioranza pubblica del capitale.

Ora, se la Provincia soltanto poche settimane fa aveva manifestato ferma contrarietà a quanto il Comune di Montecosaro aveva intenzione di fare, e considerando che per effettuare le modifiche allo statuto è necessaria la maggioranza dei due terzi che non si raggiunge con la contrarietà della Provincia che detiene il 39% delle azioni, non si capisce il perché della convocazione di quest’assemblea, tenendo conto inoltre che il presidente dell’Acom è stato eletto su indicazione della Provincia stessa (Capponi ha indicato Pigliapoco) e ad essa in primo luogo deve rispondere. E’ chiaro che si vuol fare una forzatura per privatizzare la società e creare le condizioni per non far subentrare nell’Acom -qualora ce ne fosse bisogno- la Regione Marche. A questo punto l’unica cosa che rimane da fare è mandare deserta l’assemblea o respingere la modifica dello statuto e definire un percorso condiviso, chiaro e trasparente nell’ interesse della società e degli enti che ne fanno parte.


da Giulio Silenzi
Consigliere Provincia di Macerata




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-09-2010 alle 17:56 sul giornale del 15 settembre 2010 - 541 letture

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