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Patti Lateranensi e dintorni

2' di lettura 20/02/2011 -

La scorsa estate ho trovato in un mercatino una lettera, per così dire storica, inviata il 2 aprile del 1928 dal Cardinale Gasparri al Podestà di Visso.



Il cardinale Pietro Gasparri, che in quel tempo era segretario di Stato di Sua Santità Pio XI e che stava attivamente lavorando ai Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) con lo Stato italiano e quindi con Benito Mussolini, così scriveva al Podestà di Visso: “La ringrazio del suo gentile biglietto del 29 marzo u.s. e delle espressioni benevole (troppo benevole) a mio riguardo. Narrerò un aneddoto riferito, non a me, ma ad altra persona da uno che era presente al Consiglio dei Ministri. S:E: Benito Mussolini leggeva e quando fu a Visso disse gentilmente “ed ora faremo cosa gradita al card. Gasparri: Visso a Macerata”. La restituzione di Visso a Macerata è stata cosa gradita a me, perché sapevo che era vivamente e con ragione desiderata da tutti i vissani. Saluti distinti Card. Gasparri”.

Senza enfasi, come al contrario si è soliti fare oggi, il Cardinale (che peraltro era nato ad Ussita nel 1851 ma questo comune ebbe l’autonomia da Visso solo nel 1913) annunciava con grande semplicità e schiettezza un avvenimento veramente di portata storica perché allora Visso faceva parte della provincia di Perugia. In effetti Visso era tornato a Macerata con il commissario Valerio nel 1860 ma poi, con il riordino delle province avvenuto nel 1927, fu annesso a Perugia. Di qui la decisione di Mussolini di far rientrare questo Comune nel territorio maceratese. Insomma una sorta di secessione ante litteram della cittadina nel cuore del Parco nazionale dei Monti Sibillini dove fu sindaco Franco Sensi, il compianto petroliere presidente della Roma.

Nel 1914 il card. Pietro Gasparri aveva fatto costruire il cimitero di Ussita, sicuramente il più monumentale della provincia di Macerata, forse perché prevedeva che sarebbe rimasto alla storia come artefice dei “Patti Lateranensi”. Un cimitero unico questo di Vallazza perché impiantato sulla piazza d’armi di Castel Fantellino, insomma un’urna dei forti particolarmente sontuosa, che ben si è adeguata alle disposizione igieniche promulgate da Napoleone dopo la battaglia di Campoformio con l’editto di Saint Cloud. Un cimitero suggestivo opera dell’architetto Aristide Leonori con tanto di cinta muraria, torri angolari in stile eclettico contenenti le salme delle famiglie illustri e cappella neo-romanica. Insomma varrebbe la pena farci l’ultimo viaggio…


   

da Gabor Bonifazi
architetto




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-02-2011 alle 03:19 sul giornale del 21 febbraio 2011 - 1543 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, gabor bonifazi, architetto

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