Al Lauro Rossi 'Io non so cominciare' spettacolo del teatro Rebis per Danilo Dolci

2' di lettura 15/05/2012 - Giovedì 17 maggio alle ore 21 al teatro Lauro Rossi, va in scena il lavoro del teatro Rebis "Io non so cominciare - requiem per Danilo Dolci".

Lo spettacolo, inserito all’interno della rassegna “Due ricerche in corso” organizzata dall’AMAT introduce anche la serie di eventi in programma per “La settimana della non violenza” dedicata al sociologo, educatore Danilo Dolci, che dal 17 al 27 maggio proporrà incontri dibattiti, laboratori, musica e poesia, nonché i lavori realizzati dalle scuole per il progetto La mia scuola per la pace.

Lo spettacolo Io non so cominciare, scritto e diretto da Andrea Fazzini, protagonisti Gianluca Balducci, Meri Bracalente, Beatrice Cevolani, si avvale della collaborazione storiografica di Giuseppe Barone e Amico Dolci ed è frutto della collaborazione tra Teatro Lauro Rossi, A.M.A.T., Comune di Macerata, Comune di Caldarola, Comune di San Ginesio, Centro per lo sviluppo creativo “Danilo Dolci” di Palermo, Vi.Va. Festival, Festival Orestiadi di Gibellina, Festival Drammaturgie Visioni di Avezzano.

Si tratta del secondo studio dello spettacolo che vede la luce dopo quattro giorni di residenza del Teatro Rebis al Lauro Rossi. Un progetto che nasce qualche anno fa, dopo il festival a Macerata dedicato a Danilo Dolci, una delle figure più importanti della storia del’900 italiano, purtroppo caduta nell’oblio collettivo. Il primo studio è stato realizzato lo scorso luglio alle Orestiadi di Gibellina, in Sicilia, poi si è sviluppato attraverso varie residenze ed alcuni studi scenici presentati al pubblico in varie sedi, tra cui Macerata Feltria e Avezzano.

Il desiderio di reagire al velo di omertà culturale che ha coperto la figura di Dolci, una delle più alte espressioni del senso civico e dell’afflato poetico mai generate in Italia, ha spinto il Teatro Rebis ad investigare, artisticamente, sui motivi e sugli effetti di tale amnesia sociale, dando vita a questo spettacolo” afferma il regista Andrea Fazzini.

Un’opera non focalizzata sulla narrazione dell’attività di Danilo Dolci - aggiunge - né un’opera agiografica, ma un lavoro basato su un afflato lirico, sulla costruzione di immagini dalla forte radice visionaria, con l’intenzione di evocare più che di mostrare”.

In scena nient’altro che movimenti, vibrazioni, intensità in una materia deserta. Tre figure tratte per analogia dagli scritti di Danilo Dolci, che occupano uno spazio neutro, una stanza del pensiero e della sensazione. Si muovono nel flusso di un paesaggio sonoro interiore, in cui la musica organizzata è abolita, in cui la sensazione è pura materia sonora intensa, sempre in rapporto con la propria abolizione – sonorità in rottura.

Sotto forma di squarci di memoria, assalti di attualità, proiezioni di desideri, vengono svelate le contorsioni di una coscienza molteplice, frammentata, colta al centro del dibattersi stanco di una vita presa contro-tempo, che cerca d’interpretare il proprio ritmo ideale






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-05-2012 alle 16:21 sul giornale del 16 maggio 2012 - 356 letture

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