"Il flauto magico" allo Sferisterio: "Dirompente la novità dell’allestimento firmato da Graham Vick"

06/08/2018 - Anche lo spettatore più distratto avrà notato, entrando a teatro l’altra sera, la ruspa gialla posizionata sul palcoscenico, quasi a sottolineare la dirompente novità dell’allestimento firmato da Graham Vick ancor prima di cominciare.

E così è stato. Chi ha assistito alla terza recita in cartellone del Flauto magico di Mozart si è trovato davanti a uno spettacolo complesso, con accenti comici che hanno rievocato l’atmosfera delle opere buffe, ma soprattutto provocatorio. Troppo per qualcuno che ha deciso di uscire in anticipo, mentre altri puristi non hanno digerito i dialoghi aggiunti al libretto di Schikaneder, o i costumi e gli atteggiamenti pop con cui si sono presentati i personaggi.

Su questo punto, ovvero l’insistere nel voler calare il dramma operistico in un ambiente scenico contemporaneo, Vick è in buona compagnia: è di questi giorni la notizia delle polemiche suscitate dalla Carmen in programmazione sulla vetusta scalinata del duomo di Erfurt (Germania), trasformata per l’occasione in un deposito di uno sfasciacarrozze. Con buona pace dei melomani, ancorati ai classici quadri della sigaraia di Siviglia.

In realtà la stragrande maggioranza del pubblico dello Sferisterio ha mostrato curiosità e apprezzamento per molte delle innovazioni proposte. Come la scelta della lingua italiana, nella traduzione poetica di Fedele d’Amico; o quella di far cantare e alzare in piedi il pubblico, cosa che Vick ha già sperimentato con successo in altre produzioni. Semmai si è colto un certo squilibrio fra i due atti della recita: leggero e divertente il primo, dove la foresta dei simboli dell’attualità – un grattacielo raffigurante la Banca Centrale Europea, affiancato da un Apple store e dalla Basilica di San Pietro – è apparsa circondata dalle tende dei migranti che si accalcano lungo i confini degli Stati nazionali. Il secondo atto, invece, è stato più lento e a tratti confuso: troppi messaggi si sono sovrapposti, offuscando il tema centrale della ricerca della verità e del bene al di là dei principi apparentemente contrapposti, di cui ogni uomo fa esperienza nella sua vita.

Di un’eleganza impeccabile è stata la conduzione del maestro Daniel Cohen, che ha diretto l’Orchestra regionale delle Marche in ranghi ridotti, ossia in pieno ossequio al canone strumentale delle opere mozartiane. E anche le voci, sorprendentemente mature a dispetto della giovane età di buona parte degli interpreti. In particolare la coppia formata da Giovanni Sala (Tamino) e Valentina Mastrangelo (Pamina), entrambi molto sicuri ed espressivi nella timbrica. Lo stesso dicasi per Tetiana Zhuravel (Astrifiammante) e Guido Loconsolo (Papageno). In conclusione si è trattato di un Flauto magico stimolante e originale, niente affatto scontato. Se poi sia davvero riuscito in tutte le sue parti, anche in termini di chiarezza complessiva e di equilibrio fra invenzione e rispetto dell’opera originale, non c’è altro da fare che acquistare i biglietti della quarta e ultima recita del 12 agosto e giudicare da sé.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-08-2018 alle 10:16 sul giornale del 07 agosto 2018 - 349 letture

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