Camerino: Esplosione a Beirut, il medico libanese Muselmani dell'ospedale di Camerino: "Mia madre si sta trasferendo più a sud"

2' di lettura 05/08/2020 - Momenti di apprensione in casa del dott. Alì Ahmad Muselmani, il medico chirurgo di origini libanesi, ma da molti anni in Italia, per l’esplosione nel porto di Beirut che ieri (martedì 4 agosto) ha causato centinaia tra morti e dispersi nella capitale Libanese.

Da molti residente a Falconara, ma domiciliato a Matelica, il dottor Muselmani lavora presso l’ospedale di Camerino alle dipendenze dell’Area Vasta 3, ma il resto della sua famiglia vive in Libano. “La prima cosa che ho pensato quando ho appreso dai media la notizia della doppia esplosione – dice il dottor Mulselmani – è che si fosse trattato di un attentato, anche per il fatto che è avvenuto alla vigilia della sentenza del tribunale internazionale dell’Aia sull’uccisione del premier Rafiq Hariri, che perse la vita in un attentato nel 2005 per il quale sono sospettati degli esponenti di Hezbollah. Però man mano che arrivavano gli aggiornamenti ho capito che bisogna andarci cauti e potrebbe anche trattarsi di un incidente. Quindi ci sono ancora molti dubbi. L’esplosione è stata terribile e devastante come si è visto e come mi hanno detto i miei famigliari. Casa di mia madre è lontana da quella zona, ma la deflagrazione si è avvertita e la casa ha tremato, lei ha avuto molta paura, però fortunatamente sta bene”.

“Quella zona è abbastanza vicina al centro – continua il dottore – in zone che erano state anche appena ricostruite e stando alle notizie che ho ci sono stati moltissimi danni. La sensazione che c’è stata a Beirut, è che l’esplosione è stata come un forte terremoto. Nella zona della mia famiglia c’è stata solamente tanta paura e si è pensato a delle bombe di grossa portata ed è tornata la paura della guerra. Non abbiamo notizie di una ragazza che conosciamo e che fa il vigile del fuoco”.

La situazione nella capitale del Libano è drammatica, le cifre di morti, feriti e danni crescono di ora in ora e la autorità locali invitano chi può a lasciare la città per il rischio di inquinamento da nitrato di ammonio. “Attualmente a Beirut – aggiunge Muselmani – ho solamente mia madre ed in giornata si è trasferita da mio fratello che vive più a sud del Libano. Poi vediamo gli sviluppi della situazione, ma per ora credo che resterà da lui finche non ci saranno le condizioni di vivere in sicurezza a Beirut”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it





Questo è un articolo pubblicato il 05-08-2020 alle 16:18 sul giornale del 06 agosto 2020 - 612 letture

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