Chiese dipinte fra le due guerre: un viaggio nel maceratese da Galimberti a Biagetti

4' di lettura 22/02/2021 - Dal momento che non è mai stata fatta una seria indagine tendente a classificare e valutare esteticamente i molti dipinti parietali realizzati fra il 1920 e il 1940 nelle chiese di Macerata e in quelle di alcuni centri della Provincia, né effettuate serie ricerche biografiche sugli autori, proviamo, seppure brevemente, a fare almeno il punto sugli esempi pittorici più ragguardevoli e su quelle personalità artistiche più significative che con serietà d’intento e schive da ogni forma di pubblicità, hanno contribuito a perpetuare l’iconografia cattolica, codificata nel tempo ma aggiornata alla luce delle nuove tendenze artistiche d’inizio novecento, in cui l’evento sacro risulta più vicino al quotidiano e privo di retorica.

La personalità più rilevante, attiva nel nostro territorio, è quella del pittore romano Silvio Galimberti (1869 – 1956). Dopo la notorietà raggiunta per i suoi lavori realizzati nella chiesa romana di S. Andrea della Valle (1901-1905), dove eseguì le otto lunette della volta, le decorazioni della Cappella della Purità e la volta della Sagrestia, molte furono le chiese che si avvalsero della sua opera a Roma e provincia. Nelle Marche, precisamente a Senigallia e nel circondario, opere di Galimberti sono presenti fin dal 1918. Ed è importante notare che nell’eseguire le committenze in terra marchigiana l’artista si sia avvalso della preziosa collaborazione di alcuni membri della famiglia Bedini, noti decoratori e restauratori di Ostra (AN).

I primi lavori di carattere sacro che Galimberti realizza nel maceratese sono del 1926, quando dipinge l’abside, gli arconi e le pareti della chiesa di Ussita. Al 1938, invece, risalgono le pregevolissime tempere sui quattro pennacchi della cupola (“Virtù Teologali” e “La Religione”) del Duomo di Macerata. Mentre, sempre nello stesso tempio, gli interventi decorativi e i quadri minori sono di Mariano Secondo Bedini (Ostra 1893 – Macerata 1945), allievo in gioventù di Fra’ Augusto Mussini, e suo fratello Marcantonio Bedini (Ostra 1895 – 1980), perfetto conoscitore delle tecniche decorative e del restauro.

Poi, ancora nel 1940, troviamo Galimberti e “bottega” operanti nella chiesa dei Passionisti a Recanati e nella chiesa dei SS. Paolo e Pietro di Corridonia, dove dipingono la cupola, il catino absidale con “La Conversione di S. Paolo”, e la navata (1938 – 41). Raggiunta una certa autonomia da Galimberti, i Bedini continuano a dipingere in diverse chiese del maceratese. Interventi decorativi dei Bedini li troviamo nella chiesa di S. Giorgio e delle Grazie a Macerata, nella chiesa Parrocchiale di Caldarola, nella Collegiata di S. Lorenzo a Urbisaglia (le decorazioni della cupola sono di Marcantonio Bedini), nella chiesa Parrocchiale di Sforzacosta, nella chiesa Parrocchiale di Belforte del Chienti, nella chiesa dei Servi di Maria a Montefano; in quest’ultimo caso i lavori sono di Michelangelo Bedini (Ostra 1904 – Roma 1973).

L’altro “grande” protagonista dell’Arte Sacra nella nostra provincia è Ciro Pavisa (Mombaroccio (PU) 1890 – Pesaro 1973). La notorietà di Pavisa è legata prevalentemente alla decorazione parietale; tecnica che l’artista svilupperà all’interno di molte chiese marchigiane. Benchè nella sua pittura i riferimenti all’arte dei grandi maestri del Rinascimento sia evidente (così come lo era stato per le opere di Silvio Galimberti e collaboratori), pur tuttavia egli non disdegna di ricorrere a soluzioni formali care a un certo simbolismo spiritualista di fine ottocento, come possiamo ben vedere e apprezzare nel bozzetto per l’Assunzione eseguito nel catino absidale del Duomo di Macerata (1920 – 1924). Pian piano, però, il suo linguaggio artistico approderà ad una prosa contemporanea più popolare e affabile.

Oltre al Duomo e nelle chiese del Sacro Cuore (1917 – 18), di S. Michele, dell’Immacolata a Macerara, Ciro Pavisa ha lavorato, a tempera e ad affresco, nella chiesa delle Misericordia a Petriolo, nella Collegiata di S. Lorenzo a Urbisaglia (i cinque dipinti dell’abside con i fatti salienti della “Vita di S. Lorenzo”), nella chiesa di S. Stefano a Monte S. Giusto (1927, “Storie del Protomartire S. Stefano” nel catino absidale), nella chiesa di S. Giovanni Battista a Penna S. Giovanni (affreschi parietali) e in una chiesa a Potenza Picena.

In questa breve rassegna non si potevano dimenticare gli interventi decorativi del “nostro” insigne pittore Biagio Biagetti (Porto Recanati 1877 – Macerata 1948); che, dopo aver decorato la Cappella del Crocifisso nella Collegiata di Pollenza (1909), a Macerata, nella Basilica della Misericordia, fra le altre cose, ha dipinto i due affreschi con “Le nozze di Cana” (1922) e “Il Transito della Vergine” (1924).

(nella foto sopra la Collegiata di San Lorenzo a Urbisaglia, sotto in ordine: Santa Maria della Pietà a Recanati, Santi Pietro e Paolo, Cupola San Lorenzo Urbisaglia, Ciro Pavisa nel duomo di Macerata, duomo di Macerata, Marcantonio Bedini bozzetto della cupola di San Lorenzo Urbisaglia)








Questo è un articolo pubblicato il 22-02-2021 alle 11:21 sul giornale del 23 febbraio 2021 - 221 letture

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