Fazzini: "Stiamo sperimentando nuove forme, ma il teatro esiste solo in presenza"

2' di lettura 28/03/2021 - “Il Coordinamento degli artisti della scena marchigiana (CAM) ha raccolto in pochi mesi numerosissime adesioni di professionisti dello spettacolo che operano sul nostro territorio, ma che sono riconosciuti anche a livello internazionale. Grazie alla sinergia con enti sindacali, si sta proficuamente relazionando con le istituzioni regionali per progettare una strategia di rinnovamento, in base alle specifiche esigenze”.

Andrea Fazzini dirige dal 2003 assieme all’attrice Meri Bracalente il teatro Rebis a Macerata ed insegna presso Unimc Storia del teatro e dello spettacolo. Attivo attualmente nella direzione di diversi progetti culturali, è uno dei fondatori di CAM, coordinamento che ha supportato l'organizzazione della manifestazione a salvaguardia dei lavoratori del mondo dello spettacolo svolta in piazza Mazzini nel febbraio scorso, a cui è seguita quella di ieri, nella giornata mondiale del teatro, davanti allo Sferisterio. “Nel mio lavoro, che vive di visione, carne e programmazione, con la pandemia è cambiato tutto – dice Fazzini - sono molte le forme che si stanno sperimentando. Io credo che il teatro in video possa avere un valore testimoniale o documentario, o possa trova ragion d’essere concepito in virtù di una specifica regia di tipo televisivo, si pensi alle prose televisive di Vittorio Cottafavi o ai massimi esempi di Eduardo De Filippo e Carmelo Bene. Ma il teatro esiste solo in presenza. Per quanto mi riguarda, in questi mesi sto lavorando molto sulla dimensione dell’ascolto, che può comunque creare una vicinanza tra attore e spettatore”.

Durante la scorsa estate, con le attività di spettacolo consentite all’aperto, il teatro Rebis ha potuto partecipare al festival Kilowatt di Sansepolcro, con l’anteprima di Un chant d’amour, spettacolo ispirato ai fatti di Macerata del 2018. “Abbiamo lavorato in continuo assestamento rispetto alle limitazioni imposte dalle misure sanitarie, ma a posteriori, viste le reiterate chiusure dei teatri che sono poi seguite da ottobre, penso sia stato un azzardo capace di salvare lo spettacolo da uno stallo fatale”.

E riguardo all’ipotesi di creare un repertorio filmico degli spettacoli, chiude: “Un Netflix della cultura? Io non credo si debba concepire come un cartellone di spettacoli ripresi in video, sarebbe riduttivo, misero, culturalmente parlando. Andrebbe “ripreso”, in tutti i sensi del termine, il processo creativo, sviscerando ispirazioni e diramazioni di cui si nutre. Non mostrerei in video neanche una scena dello spettacolo che sarà, ma solo i fantasmi che lo evocano. Una regia dell’invisibile”.


di Lorenzo Fava
redazione@viveremacerata.it







Questo è un articolo pubblicato il 28-03-2021 alle 18:44 sul giornale del 29 marzo 2021 - 354 letture

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