Dalla Turchia curda all'apertura di una "Lokanda" a Macerata in piena pandemia: "Dovevo rinascere in un'altra forma"

3' di lettura 06/04/2021 - Aprire un’attività a Macerata mentre il mondo è nel pieno di una pandemia non è sicuramente la sfida più complessa che ha dovuto affrontare.

Ezel Alcu, 31enne nata nella Turchia curda, ha imparato la lingua del suo popolo nelle carceri, dove è entrata per la prima volta a 13 anni. “La mia famiglia, come spesso accade in certe realtà, non mi aveva insegnato la lingua curda per timore, dato che questa è bandita dai luoghi pubblici, dove si parla turco – racconta Ezel - In carcere sono finita poco più che bambina per aver lanciato un sasso alla polizia. La mia identità di curda femminista è nata lì, dove ero l’unica piccola, lì ho imparato dalle donne più grandi la mia lingua e gettato le basi del mio attivismo politico, che ora porto avanti come rappresentante delle donne curde in Italia e parte dell’ufficio informazioni del Kurdistan con sede a Roma”.

Ezel ha dato alle stampe nel 2018 un libro, presentato dal noto fumettista Zerocalcare, che racconta il suo viaggio e le sue lotte in Rojava, regione autonoma nel nord est della Siria, ad oggi non ancora riconosciuta. “Poco dopo la pubblicazione del libro sono stata per la prima volta a Macerata - spiega Ezel - Ero già stata in Italia, dal 2014, prima di andare in Rojava, vivendo in Valle d’Aosta e poi in Piemonte, Val di Susa. Ero arrivata perché ingaggiata da un circolo Arci di Aosta per suonare, ad un concerto di antica musica mesopotamica, il Daf, uno strumento simile ad un tamburo. Sono stata in Valle d’Aosta per anni, andando lì alle superiori. Ero ospitata dalle persone che mi avevano invitata. Sono andata a scuola per imparare la lingua italiana, che ha una grande tradizione letteraria, giustamente attenzionata. Nel 2018 mi sono fidanzata con un ragazzo maceratese e dall’anno scorso sono stabile a Macerata”.

Da lì la decisione di aprire un’attività nel settore della ristorazione-bar, una “Lokanda” in piazza Mazzini, un posto che Ezel dice: “Non facilmente definibile, ma di cui tengo a rimarcare il fatto che vorrei fosse una casa del popolo, di tutti, una scatola magica in cui chiunque entri possa trovare qualcosa che un po’ gli appartiene. Metterò in piedi una piccola biblioteca da cui i libri, che tratteranno principalmente la storia del mio popolo, le sue lotte e le sue usanze, possano essere anche presi in prestito”.

Sull’avvio dell’attività in clima pandemico e con le conseguenti restrizioni, conclude: “Non voglio dire che affrontare la zona rossa sia un gioco da ragazzi, mancherei di rispetto a chi soffre, e molto, questa condizione. Ma io credo in un’etica e con quella voglio lavorare. Citando Nietzsche direi che dovevo sparire nel caos o rinascere da esso come una stella. Magari anche io, dal caos della pandemia, dovevo rinascere in un’altra forma. Ed eccomi qua”.


di Lorenzo Fava
redazione@viveremacerata.it







Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2021 alle 16:31 sul giornale del 07 aprile 2021 - 2703 letture

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