Dal catcalling alla violenza di genere: "E' un problema culturale" Ne parliamo con Elisa Giusti del centro antiviolenza Macerata

3' di lettura 30/04/2021 - “La questione del catcalling, come quella della violenza di genere, è difficile da denunciare anche perché collegata al victim blaming, ovvero la colpevolizzazione della vittima. In una società fortemente maschilista e patriarcale, l’educazione e la cultura sono i soli strumenti per poter sperare in un domani diverso, migliore”.

Elisa Giusti, responsabile del Centro AntiViolenza di Macerata, parla dei rapporti fra catcalling e violenza di genere, dell’importanza di affrontare nelle scuole questo tipo di tematiche, dei servizi che il centro offre e dei progetti che gestisce. “La molestia verbale in strada, ricevuta da sconosciuti, non interessa esclusivamente la donna, ma anche disabili, stranieri, omosessuali e transessuali. Quello che da molti sulla donna è definito un apprezzamento, in Francia è dal 2018 un reato. La questione è ancor più grave nel momento in cui si tende ad additare come colpevole quella che è la vittima, facendo ricorso al modo di vestire o alla compagnia. In molte donne questo, a livello psicologico, suscita rabbia, disagio e impotenza. Non è un complimento perché non è richiesto né gradito, non c’è alcun consenso. Il colpevolizzare la vittima acquisisce una sfumatura ancor più grave se si parla di violenza domestica – dice Elisa Giusti, assistente sociale - quando viene fatto pesare alla vittima la non immediata denuncia, il subire a lungo una situazione pericolosa. Il nostro è un problema culturale. In una società fortemente maschilista e omofoba, il corpo della donna è visto e trattato come un oggetto. Le battaglie femministe, che riguardano tutti noi e che invece vengono spesso fatte passare come una faccenda delle sole donne, si fondano su questo: far sì che tutti, a prescindere dal genere, abbiano pari diritti sul lavoro e nella società”.

Da tempo il centro antiviolenza di Macerata e i vari sportelli presenti sul territorio si adoperano per diffondere una cultura dell’uguaglianza da trasmettere alle generazioni più giovani, con progetti ed incontri soprattutto con le scuole medie e superiori, ma lavorando anche sulle fasce ancor più giovani con attività ludiche e collaborando con l’osservatorio di genere e il dipartimento delle pari opportunità.

“Dovremmo vivere in un mondo in cui non ci siano discriminazioni legate al genere o all’identità sessuale – ribadisce Elisa Giusti - i ragazzi chiedono un confronto, sono sensibili al tema, ma devo dire che capita queste attività non siano viste di buon occhio dai genitori, forse per il ripetersi del modello patriarcale innervato nei nostri costumi. Credo che la cultura e l’incontro siano il miglior antidoto al perpetuarsi di certi modelli di comportamento, purtroppo molto radicati. La parità sul lavoro sarebbe fondamentale. Secondo gli ultimi dati Istat, dei 444mila lavoratori in meno causati dalla pandemia, 312mila sono donne. Nel solo dicembre dello scorso anno sono 99mila le donne che hanno perso il lavoro. Noi, come Centro Antiviolenza, organizziamo periodicamente incontri gratuiti per sensibilizzare. Abbiamo rapporti con le istituzioni, ma cerchiamo di aiutare chi ci chiama, in primis, non facendo nulla che non ci sia esplicitamente chiesto. Anche in caso di violenza domestica, ci muoviamo solo con il consenso di chi si rivolge a noi. Lo scorso anno abbiamo avuto più di 130 prese in carico. Uscire dalla violenza è la meta di un percorso spesso molto lungo, ma con l’aiuto di persone formate appositamente è possibile raggiungerla”.


di Lorenzo Fava
redazione@viveremacerata.it







Questo è un articolo pubblicato il 30-04-2021 alle 18:58 sul giornale del 03 maggio 2021 - 451 letture

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