PNRR, Rifondazione Comunista: "Marche e maceratese sono la Cenerentola dell'intero paese"

2' di lettura 21/10/2021 - A seguito di un articolo apparso nei giorni scorsi su un noto quotidiano online locale, dove emerge la conferma che le Marche - e la provincia di Macerata in particolare - sono a tutti gli effetti la Cenerentola dell'intero Paese, ci sentiamo di aggiungere ulteriori spunti di riflessione alla attenta analisi svolta circa l'assegnazione alla nostra Regione dei famigerati fondi del PNRR.

In uno scenario che vede, come al solito, il Nord Italia catalizzare la maggior parte delle risorse economiche messe a disposizione dall'Europa, colpisce la totale insipienza della classe dirigente regionale, che rimane attenta esclusivamente alla salvaguardia delle proprie prerogative piuttosto che stimolare Enti e Istituzioni circa la necessità di rinnovare tanto le politiche quanto gli investimenti volti a rafforzare le comunità locali. Il paradosso d'altronde si raggiunge con le modalità attraverso le quali quelle stesse risorse verranno concretamente allocate. Stando, infatti, alle esperienze degli negli ultimi anni, quelli che saranno i bandi necessari ad indirizzare i finanziamenti verranno scritti non per rispondere alle esigenze reali di un territorio già profondamente provato dal sisma - e che rappresenta almeno un terzo dell'intero territorio regionale - ma saranno, al contrario, elaborati per agevolare quei soggetti socio-economici che hanno già ampiamente fruito di finanziamenti e risorse nel recente passato: ecco, quindi, che si torna a parlare con forza di "internazionalizzazione delle imprese" per mascherare le, ormai, tristemente famose delocalizzazioni che continuano a perpetrarsi sulle spalle di contribuenti e, soprattutto, lavoratori.

Una situazione, questa, che rischia di condannare l'intera Regione ad uno stato di eterna staticità e inerzia. La richiesta di un netto cambio di passo deve, dunque, partire dalle stesse comunità locali. Le risorse messe a disposizione per le aree interne colpite dal sisma, circa 1 mld e 780 mln, risultano ben poca cosa se confrontate con il processo di emigrazione dal cratere, che ha toccato oramai le 15.000 unità: questa lenta agonia infatti, rischia di essere alimentata dagli strumenti messi in campo fino ad ora.

Occorre, anzitutto, esigere che si torni ad investire sui servizi essenziali (sanità pubblica e scuole) e poi nel lavoro, coinvolgendo Università (la Provincia di Macerata è l’unica ad ospitare ben due Atenei tra i più antichi e prestigiosi del nostro Paese, ma entrambi agiscono come se l’altro non esistesse), Parco Nazionale dei Monti Sibillini (ovunque un parco nazionale è sinonimo di lavoro, turismo, ricerca qui, invece, emette solo autorizzazioni urbanistiche), enti locali e settori strategici come l’agricoltura di qualità, altrimenti a poco varranno le risorse destinate alla stessa ricostruzione: i tanti borghi rimessi a nuovo rischiano di trasformarsi in villaggi-vacanza per due settimane l'anno o, nella peggiore delle ipotesi, in quadretti disabitati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-10-2021 alle 13:20 sul giornale del 22 ottobre 2021 - 143 letture

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