Circonvenzione di incapace e falsificazione di testamento: interdizione per due avvocati del foro di Macerata

3' di lettura 18/11/2021 - Un'eredità sospetta, la metà del cospicuo patrimonio di una ultranovantenne finisce nella disponibilità di una avvocatessa ma le indagini della Finanza smascherano una presunta circonvenzione di incapace e un testamento farlocco.

Dopo la morte dell'anziana, avvenuta nell’ottobre 2020, all’unico figlio sarebbe spettata l’intera cospicua eredità.

Al momento dell’apertura della successione, però, si era scoperto che la metà dell’ingente patrimonio, sulla base della volontà espressa dalla defunta attraverso un testamento olografo, doveva essere in realtà destinata a un’avvocatessa. La donna si era infatti presentata dal notaio attestando la propria qualità di erede e, una volta incamerati i beni mobili e immobili caduti nella successione, aveva da subito iniziato a disporne, compiendo tutti gli atti che spettano tipicamente al proprietario (ad esempio, sostituendo le serrature delle abitazioni).

L’avvocatessa, unitamente a un suo collega di studio (entrambi iscritti all’Ordine degli Avvocati di Macerata), aveva a suo tempo assistito l’anziana defunta per alcuni affari. Tuttavia, dopo la sua scomparsa, i due legali avevano iniziato a recarsi sempre più frequentemente presso l’abitazione del figlio, il quale aveva risentito pesantemente, dal punto di vista fisico e psicologico, della morte della mamma, per lui unico e fondamentale punto di riferimento. Prima della scomparsa di quest’ultima, il figlio aveva provveduto a rilasciare al collega dell’avvocatessa, davanti a un notaio, una procura generale con la quale gli affidava la gestione totale del patrimonio e dei suoi interessi personali, accompagnata dalla designazione dello stesso ad amministratore di sostegno, in previsione della propria eventuale futura incapacità, designazione che veniva superata da quella disposta dal Giudice tutelare di Macerata su richiesta del Procuratore nel luglio 2020.

Dalle investigazioni, eseguite dai finanzieri anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, su delega della Procura della Repubblica di Macerata a seguito di specifica denuncia, emergeva l’esistenza di un testamento apocrifo, sulla base del quale la metà del patrimonio sarebbe spettata di diritto all’avvocatessa, nonché la circostanza che gli indagati, approfittando della condizione di debolezza dell’unico figlio, in precarie condizioni fisiche e mentali, e attraverso una frequentazione assidua e costante, anche in periodo di pieno lockdown dovuto alla pandemia, lo avevano indotto a firmare la citata procura generale a favore di uno di loro: in tal modo, sostanzialmente, i due legali hanno potuto agevolmente disporre dell’intero patrimonio, senza alcun tipo di impedimento. Da tanto, derivano le contestazioni, a vario titolo, di falsità in testamento olografo e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri a carico della professionista, nonché, in concorso con il suo collega di studio, di circonvenzione di persona incapace.

Sulla base degli elementi emersi nel corso degli approfondimenti investigativi svolti dalle Fiamme Gialle maceratesi, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Macerata - Dott. Domenico Potetti - accogliendo le richieste formulate dal Procuratore della Repubblica f.f. - Dott. Claudio Rastrelli e dal P.M. titolare del procedimento - Dott. Vincenzo Carusi, per impedire che i reati venissero portati a ulteriori conseguenze e che venissero reiterati, ha disposto a carico dei due avvocati: l’interdizione per un anno dalla professione di avvocato, in ordine alla cura, in ogni sede giudiziaria ed extragiudiziaria, degli interessi della vittima nonché alla cura e gestione di ogni procedura in materia di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; il divieto di comunicazione e di avvicinamento all’abitazione e alla persona della vittima, mantenendo una distanza minima, da controllare mediante l’applicazione di braccialetti elettronici. Inoltre, è stato ordinato ed eseguito il sequestro preventivo della somma di circa 1.500.000 euro, pari alla metà dei beni caduti in successione, corrispondenti alla parte dell’asse ereditario che erano finiti illecitamente nella disponibilità dell’avvocatessa, per effetto del testamento olografo, di cui diverse perizie calligrafiche hanno attestato l’inequivocabile falsità.


di Roberto Scorcella
robertoscorcella@viveremacerata.it





Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2021 alle 17:55 sul giornale del 19 novembre 2021 - 1656 letture

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