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Strada Comune: "Parcaroli pende dalle labbra di Saltamartini"

filippo saltamartini 5' di lettura 01/04/2022 - Chi gestisce i fondi per la sanità ha ora una grande responsabilità, perché mai come ora sono disponibili risorse per la sanità pubblica, dopo anni, ormai decenni di tagli operati a livello nazionale e locale dai governi di centrodestra e centrosinistra, da questo punto di vista due facce della stessa medaglia.

Una strategia non dichiarata, ma evidente negli effetti ha caricato l’onere di affrontare la medicina d’urgenza sulla sanità pubblica, mentre la sanità privata può dedicarsi alla diagnostica e a tutto quel vasto mondo delle prestazioni sanitarie particolarmente lucrative (vedi il fiorire di cliniche private, Villa Pini, Villalba). Sanità pubblica con risorse sempre più ridotte, quindi meno efficiente, più costosa per i cittadini, che in buona parte sono costretti addirittura a rinunciare alla prevenzione e alle cure, a dispetto del diritto costituzionalmente tutelato alla salute. Lo scandalo delle liste d’attesa sta lì a testimoniare il fallimento delle politiche sanitarie degli ultimi anni.

Ma queste risorse straordinarie non arrivano a caso, derivano dai fondi del PNRR, e quindi hanno l’origine nella crisi Covid. L’emergenza Covid ha mostrato con evidenza l’inadeguatezza del modello fondato sugli ospedali, che sono stati i centri di diffusione del virus, che nei momenti acuti non sono riusciti a garantire insieme la cura dei malati covid e delle altre malattie acute. Ma è anche l’esperienza quotidiana che ci mostra l’incapacità di un sistema sanitario basato sugli ospedali ad affrontare le necessità di cura dei cittadini: invecchiamento della popolazione, necessità di gestire i post ricoveri, integrazione tra servizi sociali e sanitari, attività di prevenzione e controllo delle malattie. Quindi il PNRR vincola l’attribuzione delle risorse alla creazione e al potenziamento di una sanità diffusa, invertendo le politiche adottate fino ad ora.

C’è una grande responsabilità perché sono arrivati tanti soldi come mai prima, e perché con questi soldi c’è l’occasione storica di riportare i livelli delle prestazioni sanitarie a livelli accettabili. Di fronte a queste grandi responsabilità, su un tema di così grande interesse e importanza per tutti i cittadini, abbiamo posto alcune domande all’assessore alla sanità. La salute e la sanità sono per antonomasia temi vicini alle esigenze delle persone ed è quindi necessario che su scelte così importanti siano consultate le comunità locali e i portatori di interessi. Che condivisione c’è stata se il nostro sindaco è ancora a pendere dalle labbra dell’assessore per sapere che ospedale avremo e che tipo di sanità avremo nel nostro territorio? Che partecipazione c’è stata se giusto due mesi fa i sindacati hanno gridato ai quattro venti di non conoscere niente del piano sanitario che la giunta ha presentato un mese fa? La giunta regionale ha presentato un masterplan per la sanità dichiarando di rafforzare la sanità territoriale, come vuole il PNRR, eppure alla sanità del territorio il masterplan destina solamente 68 milioni di euro per creare COT, Case di Comunità, Ospedali di Comunità.

Per l’edilizia ospedaliera invece vengono destinati 923 milioni, 14 volte di più. Allora la sanità diffusa che è stata presentata è realmente un passo deciso verso la definizione di un nuovo modello di sanità oppure solo una foglia di fico per mantenere le solite dinamiche, per non scontentare nessuno e invece non migliorare il sistema? La giunta stanzia un miliardo per la sanità, ma è un miliardo di cemento. Anche in Consiglio Comunale si è parlato solo di milioni di euro per la realizzazione del nuovo ospedale di Macerata, ma se andiamo a parlare con qualcuno che si occupa professionalmente di sanità non sarà tanto interessato a questo, ma a come organizzare le cure.

Dove sono i principi organizzativi per una riforma dei servizi sanitari? Dov’è il software, ossia la definizione delle competenze, i flussi di lavoro, che dovrebbero consentire l’integrazione tra i servizi resi dagli ospedali e quelli resi dalle strutture diffuse nel territorio? Dalla presentazione del masterplan emerge una moltiplicazione delle strutture: il mantenimento degli ospedali, tutti di primo livello per non scontentare nessuno, più i COT, più gli ospedali di comunità, più le case di comunità. Ma chi lavorerà dentro queste strutture? Giusto ieri i sindacati della sanità hanno manifestato tutte le carenze di una larga parte del personale sanitario, già ad oggi particolarmente in sofferenza soprattutto nei reparti d’emergenza. Domani? Chi lavorerà nei pronto soccorso, nelle sale operatorie, nelle corsie, nelle nuove strutture territoriali? Non si rischia la sottoutilizzazione delle sedi e dei macchinari?

Non si rischia un nuovo, imperdonabile, allungamento delle liste d’attesa? Cosa interessa sapere alla persone, se ci sarà o no un nuovo ospedale oppure se chiamando per una TAC si verrà rimandati a mesi dopo, o a pagamento dopo due giorni? Cosa è importante per i cittadini, la solita manfrina tra sindaci per avere il proprio ospedale oppure se per affrontare piccoli e grandi problemi di salute si dovrà ancora affrontare i gironi infernali dei pronto soccorso, piuttosto che avere servizi quotidiani di prevenzione e cura diffusi sul territorio? Ci possiamo permettere di fallire un’occasione storica per migliorare un fondamentale servizio ai cittadini in nome della cura degli interessi politici particolari piuttosto che del bene della comunità che rappresenta e amministra?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-04-2022 alle 11:10 sul giornale del 02 aprile 2022 - 133 letture

In questo articolo si parla di politica, macerata, filippo saltamartini, comunicato stampa

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