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A Macerata si è giocato con la poesia

4' di lettura 25/10/2023 - Venerdì 20 ottobre 2023 si è conclusa la prima rassegna di poesia targata Acli Arte e Spettacolo Associazione Riunite Arti aps, dal titolo Ci giochiamo la poesia.

Tra citazioni, versi lirici e sottile ironia, Filippo Davoli e Guido Garufi, ci hanno condotto, attraverso cinque pomeriggi, nelle labirintiche menti di alcuni dei più grandi poeti del bel paese.

Lo scopo della rassegna? Giocare con la poesia – impresa ardua fin dall’inizio. La poesia è, per natura, materia infiammabile, possiamo porci domande su cosa essa non sia (Montale docet) ma cadremmo nel banale se volessimo definirla e peccheremmo di superbia alla sola idea di volerci giocare ad armi pari. Sarebbe come giocare con la vita e sperare che non sia lei a prendersi gioco di noi. Tuttavia, non bisogna schiacciare il titolo della rassegna verso il suo significato più letterale, tutt’altro. La poesia è un gioco solo quando viene inteso come lo intendono i bambini: con consapevole serietà, senza cedere al demandare e senza deluderlo. Dopotutto, giocare con la poesia è anche e soprattutto giocare con la vita perché «poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole», diceva Sebastiano Vassalli.

I cinque incontri, iniziati il 21 settembre presso la Biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata e fortemente voluti dall’Assessore alla cultura Katiuscia Cassetta, hanno dato il via alla stagione autunnale e con essa sono stati il trampolino di lancio di quello che sarà un anno pieno di iniziative della neonata associazione, capitanata dalla presidentessa Irene Diprè. I nostri virgili Filippo e Guido hanno scoperto di volta in volta le poliedriche facce della Poesia, indagata con intima passione, in un tête-à-tête al quale siamo stati invitati anche noi. La Poesia è stata protagonista, pomeriggio dopo pomeriggio, di un dialogo con se stessa, con la tradizione, con l’intertestualità, con la novità, con la musica, al di là di un linguaggio calcolante: lì è la poesia, lì è l’uomo. Se il mese di ottobre ha ospitato prevalentemente le voci di Davoli e Garufi, i primi incontri hanno accolto ospiti importanti come Giovanni Tesio – critico letterario e ordinario di letteratura italiana presso l’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro – o acerbe voci poetiche ansiose di misurarsi con le orme dei padri. Il pomeriggio del 22 settembre, infatti, ha visto, o meglio, sentito le parole di nove giovani poeti, alle prese con una partita solo agli inizi con l’ineffabile arte. A loro è stato affidato un compito arduo: cercare di proseguire un viaggio nell’essere umano iniziato dalle voci del passato: da Dante a Sant’Agostino, da Leopardi a Campana, da Montale a Zanzotto.

E come presenze costanti, i loro versi di carta hanno risuonato in tutta la Sala Castiglioni e durante tutti gli incontri, provenienti da uno spazio acronico e atopico e, proprio per questo, sempre validi. In un mondo dove l’unica spinta è rappresentata dal progresso – nell’accezione più etimologica del termine –, dal livellamento del pensiero e del linguaggio e tutto teso ad azzerare i tempi di produzione, la Poesia – insiste Guido Garufi – combatte in difesa di una consecutio temporum che non sgretoli la coerenza e non bombardi la causalità. La soluzione? Mettersi a servizio di qualcosa che ha bisogno di tempo e cura, proprio come ha fatto una delle più grandi cantanti di sempre e protagonista del penultimo incontro: Mina. In una disamina delicata della sua carriera, Filippo Davoli ha restituito una Mina vera, quella dedita a tal punto al suo strumento da celarvisi dentro e sparire dall’attenzione mediatica. Ed è qui che musica e scrittura si toccano: sentirsi interi solo quando si restituisce la propria vita attraverso la voce.

A conclusione degli incontri, l’amico e ospite Piero Piccioni si è fatto, proprio come Mina, tramite affinché le parole di alcuni dei più grandi autori italiani risuonassero forti negli spazi della biblioteca. E se Piero Piccioni come Mina hanno messo a disposizione la voce, il pittore Goliardo – studente dell’Accademia di Belle Arti di Macerata – si è fatto medium durante tutti i pomeriggi affinché la sua arte si facesse colore e forme. Lui stesso afferma, a spiegazione del dipinto ispirato dagli incontri: «Vola alta la parola (titolo dell’opera ndr) rappresenta un uccello che vola libero e una fioritura che si intrecciano e cambiano. La metamorfosi e unione tra uccello e pianta siamo noi, poiché la parola è l’unico modo con cui riusciamo a distinguerci da essi».


   

da Organizzatori







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2023 alle 11:45 sul giornale del 26 ottobre 2023 - 300 letture

In questo articolo si parla di cultura, Organizzatori, comunicato stampa

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