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Calcio in lutto per la morte di mister Venturini, il ricordo: "Un innovatore, difficile da imitare e da dimenticare"

10' di lettura 01/12/2023 - La scomparsa di mister Marco Venturini all’età di 80 anni, allenatore maceratese che ha segnato con la sua personalità e competenza, oltre le vittorie in tutti i campionati dilettantistici dalla Terza Categoria all’Eccellenza, ha segnato fortemente tutto l’ambiente calcistico marchigiano.

Innovatore del calcio dilettantistico, almeno nelle Marche, fu lui ad introdurre la zona, ancora prima di altri nomi prestigiosi a livello nazionale. E’ stato un allenatore sempre amato dai giocatori, che riusciva a trasformare in campo, ai quali infondeva la convinzione che nessuno era più forte di loro. Da propria parte o da avversario, mister Venturini è stato un uomo che ha fatto valere sempre il proprio carisma, senza piegarsi mai e sempre in difesa dei suoi giocatori, che alla notizia della sua scomparsa hanno iniziato a portargli il proprio saluto presso l’obitorio dell’ospedale di Macerata.

“Mister” è una parola classica e fin troppo comune, ma tanti come lui, era quella di identificazione perfetta. Fra le squadre che ha allenato ed i successi che ha ottenuto svettano la Jesina, quindi la Cingolana, più volte la Settempeda (altra città a cui era molto legato come Jesi), ma anche l’Appignano con cui vinse un’avvincente campionato contro il Camerino negli anni ’80. Diversi inoltre i giocatori dell’alto maceratese legatissimi alla sua figura, che lo stesso ha lanciato addirittura per la prima volta e che oggi mettono ancora a frutto i suoi insegnamenti anche dopo essere diventati allenatori. Tra questi, anche diversi giocatori del Camerino sono stati allenati da Marco Venturini, vedi Fernando Salvetti e Marco Gasparrini alla Cingolana, quindi Daniele Cotica e Marco Mattiacci componenti di quell’Appignano stellare che prevalse in Prima Categoria proprio sui ducali, ma anche il settempedano Emanuele Ruggeri e molti altri ex giocatori.

“Con il mister - dice Gian Luca Fenucci, portiere della mitica Jesina che vinse l’Eccellenza nella stagione 1993/94 – ho avuto anche un rapporto contrastato devo essere sincero.. Certamente di stima e di lavoro. Abbiamo vinto insieme a Jesi. Lui era un concreto alla fine. Aveva dei suoi principi che secondo me sono validi ed in alcuni mi ci ispiro anche io. Scherzava, ma fino ad un certo punto, con la regola dei 3 secondi che aveva istaurato. AI difensori spesso glielo ricordava, glielo urlava in campo. “Ricordati la regola dei 3 secondi”.. Non voleva che i difensori tenessero la palla più di tre secondi, perché diceva giustamente, che in chiave difensiva bisognava essere concreti. Quando giocavamo in casa a Jesi lui aveva il pallino di farci fare una breve rifinitura di allenamento la domenica mattina, che oggi è difficile da attuare, ma anche allora portava disagio ai giocatori che non stavano a Jesi e questo comportava sacrifici per gli orari stretti da rispettare con i pasti e inizio delle partite. Per lui era più un modo per farci capire meglio l’importanza della partita e di responsabilizzarsi sul come trascorrere la vigilia tranquilla e regolare. Con il gruppo di quella Jesina ci vedevamo spesso, almeno una volta l’anno e per comodità le cene le facevamo vicino al casello di Ancona Nord”.

“Dopo ebbi anche qualche confronto calcistico con lui, che poi io elaborai e capii che probabilmente aveva ragione lui, perché da allenatore le cose le vedi diversamente che da giocatore - prosegue Fenucci -. Da giocatore sei esclusivamente egoista, quando stai bene e giochi te tutto il resto passa in secondo piano, da allenatore invece devi stare a attento a 25 teste diverse, devi curare a volte di più quelli che giocano di meno, devi gratificare più quest’ultimi e tutte queste cose lui me le ha insegnate. Poi c’è stato sempre un segreto fra noi due. Quando giocavo a Jesi non ero un ragazzino avevo più di 30 anni e già insegnavo educazione fisica ed insieme condividevamo la preparazione atletica, mi chiedeva di preparare l’allenamento del martedì ed altri consigli, mi chiamava per ricordarmelo tutti i lunedì sera. Io gli preparavo alcune schede, poi ci metteva molto del suo, io facevo il portiere. E’ stata una cosa che non è stata mai pubblicizzata e che mi ha gratificato molto personalmente”.

Da un giocatore esperto ad un giovanissimo che ha debuttato con mister Venturini. “Di Marco Venturini ho un bellissimo ricordo – dice Daniele Cotica poco più che 16enne in quell’Appignano che vinse la prima categoria – in quanto lui è stato che mi ha voluto all’Appignano ed in quell’anno mi aveva chiamato anche il Camerino, ma ho scelto Appignano perché era più vicino a casa. Alla fine vincemmo il campionato. La cosa più simpatica che ricordo è che ero molto giovane ed in ritiro stavo parecchio con i più giovani. Lui mi prese da un parte e mi disse “guarda che io ti ho voluto per la prima squadra, perciò se vuoi stare tanto con i giovani ti mando a fare un paio di partite con loro", mi ci mandò e per quelle due gare non mi convocò in prima squadra. Questo per farmi capire che dovevo far parte della prima squadra. Era una grande persona”.

Oltre al baby Cotica in quell’Appignano c’era anche l’esperto e colonna Marco Mattiacci (i due hanno vinto poi il campionato contro il Camerino e dopo alcuni anni ne hanno vinto uno a Camerino, con Mattiacci allenatore e Cotica giocatore). Tra i giocatori camerti più rappresentativi che mister Venturini ha avuto, in questo caso alla Cingolana, c’è anche la bandiera locale Fernando Salvetti e c’era pure il terzino Marco Gasparrini. “Ho avuto tanti allenatori e tanti bravi – esordisce Salvetti – ma lui aveva una capacità unica, a livello mentale Venturini è uno di quelli che ti fa credere di essere forte anche se sei in una squadra ultima in classifica. E’ un vincente sotto questo aspetto. Quell’anno che l’ho avuto con la Cingolana in Promozione, io giocavo centrocampista, qualche volta a libero (difensore centrale), si infortunò un difensore, arretrai io e feci tutto il campionato come difensore centrale a zona ed io, che non prendevo mai la palla di testa, quell’anno le ho prese tutte. Questo perché lui mentalmente, tipo Mourinho (per citare un esempio), entrava nella testa dei giocatori”.

“I ricordi sono bellissimi in merito a mister Venturini – aggiunge Marco Gasparrini – ma quello che mi ha colpito di più è stata la sua innovazione nella didattica calcistica. Mi ricordo che è stato il primo allenatore che ha portato gli schemi del basket nel calcio e questo me lo rimarcava spesso, soprattutto nell’applicazione dei calci piazzati. E’ stata una cosa che mi ha fatto riflettere, anche perché in campo si sono rivelati positivi nelle partite. Lui era avanti in alcune teorie del calcio moderno e lui era molto meticoloso nel curare i calci piazzati e portare altre contaminazione in ambito calcistico. Come non ricordare poi quando si affrontavano le trasferte insieme al mister. Trasferte sempre molto sentite inoltre. Una curiosità: aveva notato che io avevo una macchina che all’epoca non passava inosservata (un Maggiolino che ho ancora oggi) e lui in poche parole, ogni trasferta (visto che andavamo insieme e spesso tornavamo a casa con il risultato pieno) era sia un po’ scaramantico ma anche un biglietto da visita di presentazione originale, perché era difficile che mister Venturini e la sua squadra passavano inosservati nei campi dilettantistici regionali. Successe la priva volta a Grottazzolina. Poi lui era bravo ad amplificare anche i pregi dei suoi calciatori, aspetto sul quale lavorava molto e chiaramente lasciava in secondo piano i difetti di ognuno di noi. Era bravo ad esaltare doti che altri non riuscivano a cogliere. Inoltre lui aveva grande ammirazione del calcio inglese, preferiva seguire la Premier che la nostra Serie A”.

“Il ricordo che ho di lui – dice Marco Mattiacci – è che prima di tutto non aveva mai paura dell’avversario, anche quelli più forti, lui diceva che eravamo in grado di batterli e che non dovevamo avere paura di niente. Ci faceva sentire più importanti degli avversari e con la sua dialettica ti dava sicurezza, ognuno nei propri mezzi, anche se la squadra era meno forte di quello che avevi di fronte. Non ti metteva mai la paura addosso, ma ti richiamava al gioco che sapevamo e dovevamo fare, con più attenzioni verso noi stessi che verso l’avversario. Altra cosa, è che tatticamente era molto bravo, sapeva mette la squadra, ma soprattutto sapeva dare ad ogni giocatore il ruolo giusto e adatto alle sue caratteristiche e questo è un altro segnale importante e di intelligenza. Dal punto di vista umano era una persona molto affettuosa, era sempre per i giocatori ed aveva invece più divergenze con la dirigenza, con cui spesso entrava in contrasto per difendere i giocatori”.

Alla Settempeda mister Venturini ha allenato più volte, questo per l’impatto avuto fin dalla prima volta con il suo calcio totale molto apprezzato e poi sempre tramandato da allora in poi. Anche a San Severino ha fatto debuttare giocatori che hanno avuto poi una brillante carriere come Emanuele Ruggeri, che lo ricorda così: “Il grande e primo ricordo è che mi fece esordire proprio lui in prima squadra a 15 anni nel 1986 a Comunanza – dice Emanuele Ruggeri – e c’è stato sempre un forte legame. L’ultima volta che ci sono stato insieme è stato tre settimane fa, perché oggi il figlio Riccardo allena mio figlio e stavamo a vedere la partita insieme e mi ricordava tante cose legate al passato. Lui diceva sempre “Io sono democratico, ma qui comando io” e me lo ha ricordato anche l’ultima volta. Ricordo che era stato il primo ad applicare la regola dei 3 secondi fra i dilettanti, negli ultimi 30 mt il pallone non ci doveva stare più di quel tempo. Sui falli laterali, subito dopo l’appoggio, prediligeva subito il cambio di gioco dalla parte opposta e questo, mi raccontava, era uno degli spunti che prendeva quando vedeva le partite di basket, come i blocchi in area e altro. Poi quando arrivò Sacchi che portò la zona in Serie A lui mi diceva sempre “Noi da quant’è che la facciamo la zona, adesso esce fuori che Sacchi ha inventato la zona”. Difficile da imitare e dimenticare Marco Venturini per chi ha vissuto tanti anni l’ambiente marchigiano a tutti i livelli, le latitudini e i vari ruoli. Originale sia come tecnico che come uomo. Unico e particolare e amato da tutti i suoi giocatori (ma non poteva essere altrimenti)".

Nel calcio regionale, Venturini ha lasciato da oggi un grande vuoto.

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Questo è un articolo pubblicato il 01-12-2023 alle 19:18 sul giornale del 02 dicembre 2023 - 554 letture

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