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Il messaggio dell'arcivescovo Pennacchio per la Pasqua

3' di lettura 29/03/2024 - Nessuno ha visto Gesù risorgere.

Un angelo, venuto dal cielo, fa rotolare la pietra ma i soldati di guardia – che avrebbero potuto riferire qualcosa dell’avvenimento – erano cadute a terra come morte, per lo spavento (cfr. Mt 28, 2-4). Le donne, che erano giunte al sepolcro, non hanno visto, ma ricevono la notizia dall’angelo. La risurrezione rimane un evento inaccessibile se non attraverso i suoi effetti. La Chiesa da duemila anni si regge sulla testimonianza di un sepolcro vuoto, abitato da segnali (bende, sudario…) che parlano di un cadavere che non c’è più. Eppure ciò che i discepoli di Gesù hanno visto e udito genera la fede nel Risorto. La risurrezione di Gesù è il punto decisivo, il cardine della fede cristiana, perché come scriveva Benedetto XVI “se Gesù sia solo esistito nel passato o invece esista anche nel presente, ciò dipende dalla resurrezione” (Gesù di Nazareth. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, p. 270).

Il sepolcro vuoto dice la dinamica del mistero pasquale; è proprio lì dentro, come ci ricorda la Sequenza del giorno di Pasqua, che morte e vita si sono affrontate in uno prodigioso duello. Nel sepolcro, infatti, si era conclusa la tragica vicenda terrena di un uomo condannato e giustiziato dal potere del tempo; dallo stesso sepolcro si è sprigionata la forza non della rianimazione di un cadavere ma di una vita totalmente nuova che ha rappresentato un salto di qualità per l’umanità. Grazie alla risurrezione di Gesù, infatti, uomini e donne di ogni tempo sono destinati ad entrare in una dimensione di eternità. Forse facciamo fatica a credere nell’esperienza in sé, anche perché la rinviamo ad un futuro dopo la morte. Eppure, se Gesù si identifica con essa (“Io sono la risurrezione e la vita” - Gv 11, 25), già in questa vita non è possibile credere in Lui se non come risorto e, quindi, vivente.

Il sepolcro vuoto, perciò, ci invita a vivere da risorti, cioè da persone che continuamente affrontano il prodigioso duello tra morte e vita, che sanno attraversare le “morti” quotidiane della fatica, dell’incomprensione, della sofferenza, della rinuncia all’egoismo e all’aggressività; che non si rassegnano di fronte al proprio peccato, che si fanno carico delle conseguenze del male nel mondo, per rinascere ogni volta con la forza dello Spirito Santo. Certo, è possibile rinascere a nuova vita, già su questa terra. L’energia della risurrezione di Gesù, infatti, non agirà solo al momento della nostra morte fisica ma già opera in noi dal giorno del Battesimo come spinta di cambiamento e di rinascita. Ciò che anima questi “esercizi spirituali” è l’amore che in noi ha riversato Gesù, quello stesso amore che lo ha portato a donare la vita per l’umanità e che è stato così decisivo da vincere la morte.

Gli auguri pasquali, in questo senso, sono invito a credere e fidarci del Signore Risorto per morire a noi stessi ed aprirci ad una vita che si dona per amore: in questo consisterà la nostra autentica realizzazione.

Cristo è Risorto! È veramente risorto!

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da Arcidiocesi di Fermo




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-03-2024 alle 19:59 sul giornale del 30 marzo 2024 - 18 letture

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